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Nelle prime ore di sabato gli Stati Uniti hanno bombardato l’isola iraniana di Kharg, nel golfo Persico settentrionale. È il principale terminal del commercio petrolifero iraniano, da cui parte il 90 per cento del petrolio esportato dal paese. Proprio la sua importanza l’aveva finora risparmiato dagli attacchi: danneggiare o distruggere le strutture che gestiscono il petrolio influenzerebbe anche il mercato globale dell’energia e potrebbe provocare pesanti ritorsioni iraniane sulle infrastrutture petrolifere dei paesi del Golfo.
L’esercito statunitense per il momento ha danneggiato solo le basi militari iraniane sull’isola, e il regime iraniano ha detto che importazioni ed esportazioni procedono come prima. Però ha promesso ritorsioni.
Sempre nella notte tra venerdì e sabato è stata bombardata (di nuovo) l’ambasciata statunitense a Baghdad, in Iraq. L’attacco è stato rivendicato da Kataib Hezbollah, milizia sciita irachena alleata dell’Iran. È il terzo attacco in Iraq a obiettivi occidentali in tre giorni, dopo quello alla base italiana e quello alla base curdo-francese nel Kurdistan iracheno. Negli ultimi giorni milizie filoiraniane hanno attaccato in particolare obiettivi associati agli Stati Uniti, come sedi consolari e hotel frequentati da turisti. Oggi gli Stati Uniti hanno esortato i propri cittadini a lasciare il paese.











