WASHINGTON. I destini del conflitto in Iran sono incastrati nel collo di bottiglia dello Stretto di Hormuz, da qui passa il 20% del flusso di greggio destinato ai mercati globali e l’Iran ne tiene sigillati gli accessi, salvo concessioni alle petroliere dirette in Cina. È una situazione che ha colto di sorpresa Washington che immaginava sì un aumento del prezzo del petrolio ma non un braccio di ferro così lungo. La Cnn ha sottolineato «l’errore» di valutazione dell’Amministrazione; i portavoce di Trump hanno risposto accusando il network di diffondere fake news. La realtà è che Hormuz resta chiuso e che Trump ha invitato gli equipaggi delle petroliere a «mostrare un po’ di fegato» e sfidare i blocchi.

La risposta di Trump, dopo aver minacciato bombardamenti «venti volte più forti» e aver fatto dire a Pete Hegseth, capo del Pentagono, «che ogni opzione resta sul tavolo» e «che non siamo preoccupati» è il ricorso ai Marines. Ci sono 2200 uomini d’assalto esperti in operazioni anfibie e di sbarco e a mettere in sicurezza strutture strategiche, su unità navali in viaggio dall’Oceano Pacifico verso il Medio Oriente. Si tratta della Uss Tripoli con i suoi supporti, fra cui appunto la 31esima Marine Expeditionary Unit, di norma basata in Giappone da dove guida la vigilanza su Taiwan. Ci sono tre navi anfibie, jet F35 e elicotteri MV-22. La Uss Tripoli è ancora a 7-10 giorni di navigazione dal Golfo e «non significa - precisa Abc News - che ci troviamo vicini a un’invasione». I Marines si andranno ad aggiungere ad altri 50mila uomini dispiegati nella regione. La richiesta di un aumento del dispositivo bellico è stata avanzata dal Centcom per avere un maggior ventaglio di opzioni.