Ieri mattina ho avuto fuori uso totale il cellulare per circa quattro ore e vi assicuro che stavo per impazzire. Non si può vivere così. Ho pensato al mio amico Tiberio Fusco che possiede (felicemente) solo un Nokia senza connessione e chat e l’ho invidiato. Tutto inizia la mattina alle 7 quando mi sveglio e noto che, nonostante l’abbia messo in carica tutta la notte, è morto. Defunto. La batteria? È caduto? Ha toccato l’acqua? È vecchio? È colpa mia? Panico.

Provo a riportarlo in vita con tutti i caricabatteria possibili sparsi per la casa, e vi assicuro che sono tanti. Niente. Penso alle incombenze della giornata e il fatto che tra queste devo incastrare un passaggio dai cinesi o da Mediaworld. Penso alle chat e alle situazioni giornaliere che da questo momento escono dal mio controllo.

La chat della scuola. La bimba in gita. La riunione di lavoro. Mia mamma che viene a Milano. La fisioterapia: nemmeno ricordo la via, l’ora.

Vado da Mediaworld. Provano a cambiare batteria, anche si mi avvertono che, secondo loro, non è quello il problema. Arrivo alle 9 del mattino con le saracinesche ancora abbassate. Dopo un’ora e mezzo mi trovo nella medesima posizione accasciata sul bancone. E intanto, dietro di me, si forma una coda di disperati simili alla sottoscritta, con gli occhi fuori dal cranio come fossero drogati, invece non funzionava semplicemente un elettrodomestico. Tossicodipendenti da notifica, in crisi d’astinenza da dopamina, gente senza piano b, povericristi che non sanno a memoria un numero di telefono tranne forse quello della madre... Brividi freddi. Mi scorrono davanti, tipo pre-morte, tutte le volte che qualcuno più saggio mi ha ammonito, suggerendomi: fai back up, fai aggiornamenti, salvati la password di x, segnati il Pin e Puk di y. Cose che non ho mai fatto. Sudorazione. Battito accelerato. Sono al buio, sento le cellule che si staccano dal mio corpo.