VENEZIA - Salvini bacchetta il collega di governo e Fratelli d’Italia fa quadrato intorno al suo uomo. La presenza del Padiglione della Russia alla Biennale di Venezia continua a scuotere la politica nazionale, con un braccio di ferro dall’epilogo attualmente difficile da prevedere. In questo contesto, il Movimento 5 Stelle chiede che il ministro vada in Parlamento a riferire.

Alessandro Giuli e Pierangelo Buttafuoco, ministro della Cultura il primo e direttore della Biennale il secondo, ex colleghi al Foglio, il giornale fondato da Giuliano Ferrara, restano entrambi su posizioni contrapposte e molto distanti. Il ministro, per altro, ha annunciato di aver richiesto tutti i documenti sulle modalità di allestimento e di gestione del Padiglione di Mosca, per verificare la compatibilità con gli obblighi derivanti dal vigente regime sanzionatorio. Compresa la copia integrale della corrispondenza tra la Biennale e le autorità russe. E non è escluso che possano arrivare anche gli ispettori. Insomma, adesso oltre alla contrapposizione ideologica c’è anche un atto formale forte.

La situazione potenzialmente esplosiva non scoraggia Matteo Salvini dal dire la sua. «Il ministro della Cultura Giuli sbaglia, perché la Biennale è un ente straordinario e autonomo così come sbagliava chi non voleva alcune bandiere, alcuni atleti alle Paralimpiadi», dice il vicepremier e leader della Lega. «Secondo me lo sport, l’arte, la cultura, la musica, il teatro, il cinema avvicinano, almeno su quello non dovrebbe esserci un conflitto».