VENEZIA - È l’unico ministro del governo Meloni a mettere piede alla Biennale di Venezia nel giorno in cui si inaugurano il Padiglione Italia e il Padiglione Venezia, ma anche nell’ultimo giorno di apertura - con i balli, i canti, i fiori che decorano l’Albero Radicato nel Cielo ormai rinsecchiti - del Padiglione della Russia, destinato da oggi a mostrare solo video. Ed è lì che Matteo Salvini, dopo un passaggio al Venezia, agli Stati Uniti e al Padiglione Centrale della curatrice Koyo Kouoh, va in visita.
Parla con la curatrice Anastasia Karneeva (che gli confida di essere stata contentissima della polemica: «È venuta un sacco di gente»), le chiede di toccare i fiori («Posso?»), applaude i ragazzi che intonano un canto siberiano, torna dentro a vedere la performance di musica tecno. Con lui la sottosegretaria alla Cultura Lucia Borgonzoni («Certo che il ministro Alessandro Giuli sa che sono alla Biennale. Se c’è contrasto tra noi? La mia posizione è sempre la stessa») e il nuovo commissario della Lega Liga Veneta Andrea Tomaello.
Quello della Federazione Russa è il padiglione delle proteste, ha fatto infuriare la Commissione Europea e rotto, chissà, l’amicizia tra il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco e il ministro della Cultura Alessandro Giuli, ma il vicepremier, ministro dei Trasporti e leader della Lega non ha dubbi: «Io continuo a ritenere che Buttafuoco abbia ragione. Penso che l'arte, come lo sport, visto che abbiamo appena finito le Olimpiadi, debbano essere esenti da conflitti. Non penso che gli artisti americani, cinesi, israeliani o russi siano portavoce di conflitti in corso. Sono qui per Venezia e per la Biennale e per mettere il mio mattoncino per porre fine a polemiche che non dovrebbero coinvolgere una realtà straordinaria come la Fondazione Biennale», dice appena sbarcato dal motoscafo ai Giardini. Scuote la testa quando gli si chiede cosa direbbe al collega della Cultura (con cui c’è un discorso aperto anche sulle sovrintendenze): «Non mi farete mai polemizzare con un ministro». Comunque, fiducioso: «La mia speranza è che dopo quattro anni di conflitto, di sanzioni e di morti si vada al tavolo e sia la diplomazia a decidere e a chiudere il conflitto». Ma tranchant nei confronti della Commissione Europea che ha contestato alla Biennale la violazione delle norme sulle sanzioni alla Russia e ventilato il taglio dei finanziamenti comunitari, 2 milioni di euro, alla Fondazione veneziana. Una ingerenza che Salvini bolla così: «Volgare. È come dire “non fai quello che ti dico, allora ti tolgo i soldi”, come i bambini che perdono sul campo di pallone e vanno via col pallone. Possiamo fare a meno dei loro due milioni di euro».













