Jerome Powell incassa una prima e significativa rivincita contro Donald Trump. Il presidente della Federal Reserve, spesso bersaglio delle invettive pubbliche del tycoon, ha visto un giudice federale annullare l’indagine penale del Dipartimento di Giustizia sulla testimonianza da lui resa al Senato sulla ristrutturazione miliardaria della sede centrale dell’istituto centrale più potente del pianeta.
Il giudice capo del Tribunale distrettuale degli Stati Uniti, James Boasberg, in una ponderata sentenza diffusa venerdì, ha stabilito che le citazioni a comparire emesse dal Gran Giurì costituivano “mero pretesto” volto a esercitare pressioni sulla Fed. Insomma, un modo per piegare il banchiere centrale, che pure il tycoon aveva voluto alla guida della Fed nel suo primo mandato, alla volontà della Casa Bianca in materia di politica monetaria: il taglio dei tassi per rilanciare l’economia a dispetto delle crescenti pressioni inflazionistiche e anche a costo di bruciare l’indipendenza della Banca centrale Usa reclamata dai mercati.
“Vi sono prove abbondanti che lo scopo predominante (se non esclusivo) di tali citazioni sia quello di vessare e fare pressione su Powell affinché ceda alle volontà del presidente, oppure si dimetta lasciando il posto a un presidente della Fed che sia disposto a farlo - ha scritto Boasberg, nominato da Barack Obama -. Il governo non ha fornito alcuna prova di sorta che Powell abbia commesso un qualsivoglia reato, se non quello di aver scontentato il presidente”.









