I riflettori del Mipim 2026 si sono appena spenti e, tirando le fila di quattro giorni di conferenze e incontri, emerge con forza una nuova visione etica del mercato. Il real estate non si misura più soltanto attraverso numeri di transazioni, rendimenti o volumi di sviluppo, ma attraverso le domande che intercettano i bisogni profondi di una società occidentale in trasformazione. La sostenibilità resta un pilastro fondante, ma il cambio di paradigma che avanza riguarda qualcosa di più sottile: il modo in cui l’architettura viene concepita prima ancora che costruita.
Quella che oggi vince i Mipim Awards, che ottiene i migliori committenti e costruisce valore nel tempo nasce dalle relazioni: tra progettista e cliente, tra edificio e città, tra comunità e spazio costruito. Una sensibilità che affonda le radici nella tradizione nordeuropea degli studi di architettura, dove da decenni si insegna che il progetto non è una risposta tecnica a un problema funzionale, ma un atto culturale: lo spazio costruito come strumento di coesione, di rispetto per il contesto, di cura per chi lo abita.
Il modello nordico conquista la Turchia per un modello a bassa densità culturale
Quando un developer turco, che ha appena attraversato la più grande catastrofe sismica della storia recente del suo Paese, decide di affidare il masterplan del proprio progetto a Snøhetta, BIG e MVRDV, non sta acquistando firme. Sta acquistando un metodo. Fra gli sviluppi più emblematici in vetrina al Mipim 2026 c’è proprio il caso di Ion Riva, un masterplan di 84 ettari nell’area di Riva, a nord di Istanbul. Il progetto, presentato in una sezione dello stand della Turchia, ci è stato raccontato dallo stesso imprenditore Mehmet Kalyoncu, che ha sposato «la visione nordica» come filosofia culturale. «Dopo i terremoti del 2023», ci racconta, «ho guidato la prima pianificazione civica partecipata della storia turca. Un piano di urban design costruito con lo Stato, ma pensato per le comunità. Un’esperienza che ha cambiato radicalmente la mia idea di cosa significhi sviluppare un territorio. Ho compreso che esisteva un altro modo di fare sviluppo. Trovare soluzioni che puntano sulla capacità di coniugare territorio ed esigenze delle persone diventa un fine cui guardare con sempre maggiore attenzione».







