Whatsapp ha appena annunciato di aprire ai giovanissimi, cioè agli under 13, anche se questi potranno utilizzare la app di messaggistica con la supervisione dei genitori. L’utilizzo del telefonino da parte dei ragazzini è questione dibattuta: a scuola sì, a scuola no, sì o no anche a casa e con quali regole. Ne parliamo con lo psicologo e psicoterapeuta Giuseppe Lavenia, presidente dell’associazione Di.te (Dipendenze tecnologiche) e docente all’Università delle Marche.

WhatsApp per gli under 13 con la supervisione di un genitore che però non potrà leggere i messaggi

I rischi per i bambini che utilizzano il telefono ci sono per qualsiasi uso (per esempio la navigazione) o per i messaggi sono limitati?

«Il rischio non dipende solo da cosa si fa con il telefono, ma soprattutto da quando e come lo si usa. Un bambino piccolo non ha ancora sviluppato gli strumenti cognitivi ed emotivi per gestire uno schermo interattivo. Che stia guardando video, navigando o mandando messaggi cambia relativamente poco: il problema è l’esposizione precoce a un dispositivo progettato per catturare l’attenzione. Il telefono è uno strumento potente: stimola continuamente il cervello, offre gratificazione immediata, riduce la tolleranza alla frustrazione. Nei bambini questo può tradursi in irritabilità quando lo si toglie, difficoltà di concentrazione, sonno disturbato e minore capacità di stare nel gioco reale e nelle relazioni. Quindi sì, i rischi esistono in generale. Non è il singolo messaggio a fare la differenza: è l’ingresso troppo precoce in un mondo digitale che il cervello di un bambino non è ancora pronto a gestire».