Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

13 MARZO 2026

Ultimo aggiornamento: 15:18

Con un ritardo di due anni, è stata trasmessa alla Commissione Affari sociali della Camera la Relazione sull’attuazione della legge n. 194 del 22 maggio 1978, che presenta e analizza i dati relativi al 2023. Il documento non è ancora pubblicato sul sito del Ministero della salute: la norma prevede che sia presentato a febbraio dell’anno successivo e già l’anno scorso la scadenza era stata ignorata, consegnando il testo a dicembre 2024. Il mancato rispetto della tempistica è in parte determinato dalla complessità della filiera di raccolta dati dalle pubbliche amministrazioni agli organi centrali.

Nel 2023 sono state notificate 65.746 interruzioni volontarie di gravidanza (IVG). Rimane invariato rispetto all’anno precedente il tasso di abortività, cioè il numero di IVG per 1.000 donne di età 15-49 anni residenti in Italia, l’indicatore più accurato per valutare il ricorso all’IVG secondo le indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità. Nel 2023, è stato pari a 5,6 IVG per 1.000. Il tasso varia per area geografica: è inferiore nelle Isole (4,5 per 1000) e al Sud (5,4 per 1.000) rispetto al Centro (6,0 per 1.000) e al Nord (5,9 per 1.000). Come nel 2022, la Regione Liguria mantiene il tasso più alto (8,3 per 1.000) e la Basilicata il più basso (4,0 per 1.000). La Relazione lo spiega con il diverso peso della popolazione straniera, meno rappresentata al Sud. Il numero di aborti in rapporto alla popolazione sarebbe correlato alla minore presenza di donne straniere, considerando che le donne straniere di età compresa tra 20-24 e 25-29 anni hanno rispettivamente tassi pari a 2,9 e 2,8 volte più alti delle italiane (i dati raccolti riguardano solo le straniere residenti). Il tasso di abortività tra le donne straniere è comunque in continua diminuzione dal 2003, quando i tassi delle donne erano 5,3 volte superiori a quelli delle donne italiane. Il Ministero non sembra prendere in considerazione eventuali fattori culturali che potrebbero potenzialmente incidere, anche per le italiane, sul tasso di abortività nel Sud e nelle Isole, come ad esempio una diversa pressione sociale sulle donne rispetto all’assunzione del ruolo materno (il tasso di natalità al Sud è ancora tra i più alti tra le ripartizioni territoriali italiane), oppure i fattori legati alla disponibilità di servizi IVG sul territorio e dalla loro accessibilità.