La Procura di Parma ha chiesto la condanna di Chiara Petrolini a 26 anni di reclusione, ritenendo la 22enne responsabile di tutti i reati contestati: i due omicidi premeditati dei due figli neonati ed altrettante soppressioni di cadavere.
Così ha concluso il procuratore Alfonso D'Avino, che ha condotto l'accusa insieme alla pm Francesca Arienti. Per la Procura Petrolini è meritevole delle attenuanti generiche, per la giovane età e l'immaturità descritta nella perizia psichiatrica, ma equivalenti alle aggravanti.
D'Avino si è soffermato ad elencare i motivi per cui, secondo i pm, l'imputata non possa beneficiare di un giudizio di prevalenza delle attenuanti sulle aggravanti. Il procuratore ha sottolineato "la gravità intrinseca del fatto", poi "l'assoluta mancanza di difesa" dei bambini uccisi, quindi "l'aver maturato una decisione e averla portata a compimento nell'arco di svariati mesi", inoltre "la consapevolezza di come sarebbe andata a finire, nel secondo episodio, copia conforme del primo".
E ancora: "L'aver avuto la forza di nascondere la gravidanza a tutti, a partire dai genitori e il fidanzato, l'aver avuto la forza di andare in giardino a seppellire i figli, la spregiudicatezza dimostrata nell'interfacciarsi con l'autorità giudiziaria e con gli amici". Infine, "la condotta dopo il delitto", quando Chiara andò in giro per bar e pizzerie, e dall'estetista.








