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13 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 10:59
Lo scontro è alle porte. E i Paesi si stanno schierando. A pochi giorni dal vertice Ue del 19 e 20 marzo, con lo choc sui prezzi di petrolio e gas che scuote i mercati, l’Europa del Nord serra i ranghi con la penisola iberica a difesa del mercato europeo di scambio delle emissioni di CO2 (Emission trading system), baluardo del Green deal. Otto Paesi Ue hanno respinto la richiesta, avanzata dall’Italia, di sospendere l’Ets. “E’ la pietra angolare della politica climatica dell’Ue”, ricorda il non paper firmato da Danimarca, Olanda, Svezia, Finlandia, Spagna, Portogallo, Slovenia e Lussemburgo, e “apportare modifiche fondamentali, mettere in discussione lo strumento stesso o sospenderlo costituirebbe un passo indietro molto preoccupante, non solo in termini di ambizione climatica, ma anche perché indebolirebbe i segnali di prezzo del carbonio che sostengono investimenti e stabilità del mercato”.
L’Ets, evidenziano gli otto governi nel documento preparato in vista del vertice Ue del 19 e 20 marzo, “è essenziale per fornire i segnali necessari a rafforzare l’industria europea e guidare la decarbonizzazione e la reindustrializzazione basate su fonti energetiche domestiche, pulite e accessibili, garantendo al contempo la sicurezza economica”. Secondo i Paesi firmatari, “industria e mercati energetici europei hanno bisogno di un quadro normativo stabile” capace di orientare gli investimenti: in questo contesto, “la stabilità dell’Ets, come strumento di prezzo del carbonio, è fondamentale per attrarre capitali e offrire visibilità di lungo periodo ai settori industriali”.











