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11 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 18:42
“A livello europeo stiamo chiedendo di sospendere urgentemente l’applicazione dell’Ets alla produzione di elettricità da fonti termiche. Si tratta di un provvedimento che serve subito, almeno fino a quando i prezzi globali delle fonti energetiche fossili non torneranno sui livelli precedenti alla crisi in Medio Oriente“. Con il decreto accise slittato perché per tamponare i rincari dei carburanti servirebbero coperture che il governo non trova e quello sulle bollette invecchiato malissimo, Giorgia Meloni spera che a toglierla d’impaccio ci pensi Bruxelles. L’Italia da settimane preme perché il Consiglio Ue del 18 e 19 marzo si pronunci per uno stop temporaneo del sistema europeo per lo scambio delle quote di emissione, il meccanismo che punta a ridurre i gas a effetto serra facendo pagare chi inquina.
La richiesta è molto precedente rispetto agli attacchi all’Iran e ha scarsissimo sostegno tra i partner Ue. Per questo ora la premier fa leva sull’aumento dei prezzi del petrolio che si è registrato dal 2 marzo per sostenere che l’intervento è indispensabile. Eppure solo martedì 102 aziende europee, tra cui cementieri come Heidelberg Cement e gruppi siderurgici come Outokumpu, Salzgitter, SSAB e Tata Steel, hanno scritto ai capi di Stato e di governo per difendere l’Ets, scelto – accusano – come capro espiatorio “invece di concentrarsi sulle cause strutturali dell’erosione economica” a partire da “prezzi dell’energia più elevati determinati dai combustibili fossili“.










