Immaginate uno degli uomini più potenti della diplomazia mondiale, il Segretario di Stato americano, camminare per i corridoi del potere con due dita di vuoto evidenti tra il tallone e la tomaia della sua calzatura. Non si tratta di una caduta di stile accidentale o di un errore di guardaroba, ma del sintomo estetico di una precisa dinamica psicologica innescata dal presidente degli Stati Uniti in persona. “Si capiscono molte cose di un uomo dalla taglia delle sue scarpe”, ha sentenziato qualche giorno fa Donald Trump, stando a un retroscena svelato dal vicepresidente JD Vance. È bastata questa singola e allusiva battuta per spingere Marco Rubio, alto un metro e 78 centimetri, a ordinare la misura di un improbabile 45 e mezzo, pur di non sfigurare agli occhi del “capo”.

L’ossessione presidenziale e il rito dello Studio Ovale

A svelare i dettagli di questa bizzarra tendenza che sta contagiando Washington è un’accurata inchiesta del Wall Street Journal. Tutto ruota attorno a un accessorio specifico: un paio di classiche francesine di vitello nero prodotte dal marchio Florsheim, dal costo decisamente accessibile di 145 dollari. Donald Trump, che solitamente abbina queste calzature al suo iconico abito blu firmato Brioni con camicia bianca e cravatta in seta colorata, ha sviluppato una vera e propria ossessione per questo modello “made in Chicago“, tanto da trasformarlo in un rito di iniziazione per chiunque frequenti la sua cerchia ristretta.