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Ultimo aggiornamento: 8:05

Ci sono le cabinovie, i bacini artificiali, i cannoni sparaneve. E poi le reti viabilistiche (tante ancora da portare a termine). E, dato che si parla delle Olimpiadi di Milano-Cortina – ancora in corso, con le paralimpiadi – il budello della località ampezzana (pista da bob, in senso improprio, o sliding centre, quando vogliamo sentirci meno provinciali). Sono le infrastrutture che appaiono in tv, quelle subito visibili, o che finiscono sui giornali. Eppure c’è un’infrastruttura di cui nessuno parla mai e la cui definizione le calza perfettamente: l’acqua.

Sì, perché senza l’acqua, in tempi in cui l’innevamento artificiale è sempre più necessario, non ci sarebbero i Giochi. Come sottolineato da Vanda Bonardo, responsabile Alpi di Legambiente, nel report Nevediversa 2026, non basta nemmeno un anno particolarmente favorevole dal punto di vista delle precipitazioni nevose. Perché “per garantire che le gare possano svolgersi viene costruita con largo anticipo una base stabile e resistente. Preparare una pista non significa semplicemente batterla, ma realizzare un sistema tecnico complesso che integra fisica della neve, ingegneria del terreno, climatologia, sicurezza e regolamenti sportivi, garantendo prestazioni estreme, ripetibilità e sicurezza”. Così “le fondamenta delle piste sono realizzate quasi esclusivamente con neve artificiale, più densa e compatta di quella naturale” e “quando nevica, la neve fresca rappresenta un problema tecnico“. Ecco, dunque, che l’acqua diventa garanzia dell’evento. In ultima analisi, infrastruttura. Coi suoi bacini di accumulo, tubazioni, pompe per spingerla in quota e così via.