TREVISO Le imprese della Marca iniziano a chiedere i rimborsi agli Stati Uniti per i dazi pagati sulle merci esportate nel mercato Usa. In due, una leader nel settore calzaturiero e una in quello vitivinicolo, si sono rivolte allo studio legale Sernaglia-Maggio per avviare un clamoroso recupero crediti. L’appiglio legale è interessante e parte dalla sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti emessa a febbraio quando, a maggioranza, i supremi giudici americani aveva bollato come illegali i dazi imposti dal presidente Donald Trump sottolineando che non poteva prendere una simile decisione senza prima passare per il congresso.

E già questo è stato sufficiente a sollevare reazioni in tutto il mondo. Ma lo scorso 4 marzo un giudice di New York ci ha aggiunto il carico da novanta con un’altra sentenza destinata a fare discutere: ha imposto all'agenzia Customs and Border Protection (dogane e protezione delle frontiere) di avviare le procedure di rimborso nei confronti di tutti gli importatori che hanno dovuto pagare somme in più per poter vendere il loro prodotti nel territorio americano.

E nella Marca, che ha negli Usa uno dei mercati di riferimento, in tanti hanno rizzato le antenne. E due aziende si sono già mosse: quella calzaturiera, terminati tutti i conteggi, avanzerebbe circa 70mila euro; per quella vitivinicola il conteggio è ancora in corso, ma si parla di una cifra attorno ai 20mila euro.