Il caso dei "bimbi del bosco" si arricchisce di una testimonianza, quella di Marina Terragni, Garante nazionale per l’infanzia. Le sue parole, pronunciate sulla soglia della casa famiglia che ospita i minori, sono una dura critica sistemica a come lo Stato italiano gestisce i nuclei familiari fragili o "non convenzionali". Al centro del dibattito non c'è solo il destino dei tre bambini, ma la preparazione di chi dovrebbe proteggerli: gli assistenti sociali.
Il Gap Culturale e il Deficit di Formazione Secondo la Garante, l'allontanamento dei bambini potrebbe essere stato influenzato da una profonda incomprensione di fondo. Sebbene Terragni eviti di "dare la croce" alla categoria degli assistenti sociali, evidenzia un problema di formazione che diventa drammatico nelle situazioni di confine.«Si ritrovano spesso a che fare con situazioni molto delicate senza avere gli strumenti adeguati», ha dichiarato, sottolineando come in questo caso specifico esistesse un gap linguistico e culturale che ha agito come una barriera insormontabile tra lo Stato e la famiglia.La competenza, per la Garante, non deve essere solo burocratica, ma empatica: lo Stato deve avere la capacità di adattarsi al contesto che incontra, anziché pretendere che la famiglia si omologhi a standard predefiniti.Il Verdetto della Psichiatria La domanda più dolorosa sollevata dalla Garante riguarda il futuro psicologico dei minori: «Come usciranno i bimbi quando usciranno da qui? Traumatizzati». Non si tratta di una mera opinione personale, ma di una certezza condivisa con gli esperti della psichiatria infantile. L'allontanamento coatto, se non strettamente necessario o se eseguito senza la dovuta sensibilità, rischia di produrre danni superiori a quelli che si vorrebbero evitare. Il "bosco", per questi bambini, non era un pericolo ma tutto il loro mondo; strapparli da quell'ambiente senza una mediazione culturale adeguata ha trasformato lo Stato in un ente percepito come ostile e autoritario.Dall'«Antagonista» all'«Amico» dello Stato La soluzione proposta da Marina Terragni invita a una rivoluzione copernicana del sistema di welfare. L'idea è quella di superare la logica dello scontro per abbracciare quella della presa in carico globale del nucleo familiare. Nel "mondo ideale" della Garante, lo Stato non interviene come un giudice esterno che punisce, ma come una guida.«Lo Stato prende in carico l'intero nucleo e gli dà non un antagonista ma una specie di familiare, di amico, che segue la famiglia ed entra a far parte del loro ménage correggendo la rotta dove va fatto». Un approccio preventivo e di affiancamento che, se applicato per tempo, avrebbe potuto evitare il trauma della separazione e il clamore mediatico di una vicenda che oggi pesa come un macigno sulla coscienza sociale del Paese.








