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Ultimo aggiornamento: 15:54

di Enza Plotino

Tra le tante ragioni per respingere la “controriforma” della magistratura, ce n’è una che in tutta questa battaglia referendaria mi era completamente sfuggita e che in una volta sola umilia i magistrati e dà un colpo grave alla parità di genere e alla possibilità, per le donne, di arrivare ai massimi livelli della carriera. E sto parlando sia dei giudici che dei pubblici ministeri! Mi è stato chiarissimo partecipando ad un incontro promosso dalla Cgil Gallura e dallo Spi Cgil, molto interessante e ricco di ragioni a favore del No alla riforma, che – ed è qui la novità – ha intrecciato temi fino ad ora separati come il ruolo delle donne a 80 dal suffragio universale e la “postura” di magistrate e avvocate all’interno degli organismi della Giustizia.

Si chiamava “Donne e Costituzione” l’incontro, e ha raccolto la parola di donne magistrate (Giuseppina Sanna, Elena Meloni, Monia Adami), avvocate (Valeria Virdis, Marina Tamponi) e quanti nello Spi Cgil avevano un contributo da dare alle ragioni del No alla riforma. Ebbene nessun programma televisivo, che è il modo comune per informarsi sul tema del referendum, aveva sollevato un’obiezione di merito, fondamentale per le donne in magistratura. Il sorteggio. La scelta “casuale”, affidata a dei bigliettini in un’urna, mette fortemente a repentaglio la possibilità per un organo apicale della Giustizia di rispettare la parità di possibilità per le donne di accedere ai livelli più alti della carriera.