Quando i sentimenti o la devozione non sono sufficiente a risolvere i conflitti l’unica via che resta è “l’uso della ragione, dell’imparzialità, del compromesso ragionevole”. Si apre così, con questa citazione di Karl Popper, Justice as Impartiality (Clarendon Press, 1995), il secondo volume del grande trattato sulla giustizia sociale del filosofo britannico Brian Barry. È l’imparzialità il concetto chiave che può rendere un accordo giusto. Non occorre essere altruisti, neanche negare le nostre identità, né azzerare i conflitti. La “giustizia come imparzialità” ci dice qualcosa di più sottile e insieme più radicale. Ci invita a prendere sul serio l’idea che, nel progettare le nostre istituzioni, nessuno può valere più di un altro.
Perché l’imparzialità?
Per capire come Barry arriva a fondare il suo edificio teorico su questo principio, bisogna tornare al punto di partenza da cui si sviluppa tutta la sua critica: l’idea che la giustizia sia solo un equilibrio cooperativo, un compromesso conveniente per tutti fondato sul mutuo vantaggio. È la tradizione humeana e del neocontrattualismo di John Rawls e del Morals by Agreement di David Gauthier: una società giusta è quella che elimina conflitti e favorisce la cooperazione perché genera un “mutuo vantaggio” per tutti. Il benessere reciproco diventa la misura del giusto. Barry smonta questo paradigma in modo netto facendo notare come un equilibrio può essere stabile e vantaggioso e contemporaneamente ingiusto. Gli accordi, infatti, possono essere “accettati” perché chi si trova in una posizione di svantaggio non ha alternative migliori. In questo modo dietro la cooperazione ed il mutuo vantaggio possono nascondersi rapporti di forza asimmetrici che non hanno nulla di morale. L’esempio dei noxious neighbors (“vicini molesti”) che abbiamo analizzato la settimana scorsa, è da questo punto di vista emblematico: l’accordo è “mutuamente vantaggioso”, ma si fonda sulla paura e sulla vulnerabilità. Gli accordi così ottenuti non sono giusti ma estorti dalla necessità. “Una teoria basata sul vantaggio reciproco – scrive Barry in Theories of Justice - è necessariamente corrotta dall’asimmetria delle posizioni” (1989, p. 48). Se l’unico requisito della giustizia è il mutuo vantaggio, allora i più deboli non rifiuteranno mai nulla. Ecco perché abbiamo bisogno dell’imparzialità.






