L’altro ieri la Casa Bianca ha reso noto sui social di essere in possesso di informazioni di intelligence secondo cui gli iraniani stavano posando mine sui fondali del canale di Hormuz. Danni in arrivo alle imbarcazioni in transito. E dopo pochi minuti il Comando Centrale dell’esercito ha pubblicato un video in cui si riportavano multipli attacchi contro imbarcazioni del regime di Teheran, “incluse 16 posa mine” attraccate lungo lo stretto di Hormuz. Alcune di dimensioni decisamente ridotte.

Poco più grandi di un grosso motoscafo. Un episodio che letto nella sua interezza rivela una regia bellica, mediatica ma anche “algoritmica”. L’episodio ci è stato dato in pasto quasi in tempo reale. O meglio in differita, ma di pochi minuti. Quando cioè il Pentagono ha reso note le proprie informazioni non ha semplicemente magnificato le sue capacità di intelligence, ma ha in qualche modo preparato il pubblico alla comprensione e successiva “contestualizzazione” delle immagini che avrebbe reso note di lì a pochi minuti. Grande prova di efficienza per i supporter di Washington. Consumata propaganda per gli antiamericani.

Ma al netto delle diverse sensibilità, l’utilizzo massiccio dell’Intelligenza Artificiale è la vera novità di questo conflitto. Ed in questo Stati Uniti ed Israele stanno ovviamente dimostrando una superiorità soverchiante. L’efficacia dello strumento è stata ovviamente amplificata da un’accurata preparazione fatta non in settimane ma anni. Da almeno l’8 ottobre 2023 per quanto riguarda Israele.