La direzione per la diplomazia pubblica israeliana avrebbe contratto debiti per milioni di dollari verso aziende private e personaggi ingaggiati nella propaganda di Israele su quanto stava avvenendo nella Striscia di Gaza nei giorni peggiori del genocidio. La denuncia è stata resa nota da un’inchiesta del giornale israeliano Calcalist, che ha raccolto diversi documenti e testimonianze relative ad attività di comunicazione e lobbying delle settimane successive all'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023.Ci sono aziende che, in accordo con il governo israeliano, hanno comprato attrezzature e predisposto studi dove realizzare interviste anche al premier israeliano Benjamin Netanyahu in persona. Ci sono influencer dal largo seguito messi sotto contratto per diffondere messaggi favorevoli all’offensiva israeliana nella Striscia di Gaza. Ci sono persone mandate alle manifestazioni per la Palestina in giro per il mondo con l’obiettivo di trasformarle in momenti di scontro. Ora alcune di queste realtà hanno fatto causa alla direzione per la diplomazia pubblica nazionale di Israele, nota con il termine ebraico Hasbara. Una storia che mette in luce quanto sia pervasiva e costosa la macchina della propaganda israeliana.Cos’è l’HasbaraIl termina Hasbara, in ebraico, significa “spiegazione”. Nello stato di Israele ha sempre fatto riferimento alla comunicazione nazionale e internazionale delle politiche di governo e si è spesso trasformata in un’esaltazione delle stesse. Ecco perché, con il passare del tempo, il termine è stato associato sempre più alla parola “propaganda”.Le risorse destinate a questo tipo di comunicazione sono ingenti. Basti pensare che presso il ministero degli Esteri israeliano esiste un’apposita divisione che se ne occupa, la direzione per la diplomazia pubblica nazionale. Il suo stanziamento per il 2025 è stato di 150 milioni di dollari e per il 2026 sono stati sbloccati nuovi finanziamenti che faranno impennare la cifra a 729 milioni di dollari. L’immagine internazionale di Israele, a due anni e mezzo dall’inizio del genocidio nella Striscia di Gaza e in parallelo con i bombardamenti sul Libano e l’Iran, è in effetti in costante discesa e il governo ha deciso di correre ai ripari.Già dai primi giorni successivi al 7 ottobre 2023, il governo israeliano si è speso per dare un’immagine positiva delle sue azioni. Il giornale israeliano +972 Magazine ha rivelato la creazione di un’apposita cellula di legittimazione incaricata di setacciare ogni informazione proveniente dalla Striscia di Gaza per costruire campagne volte a screditare il popolo palestinese e giustificare gli attacchi israeliani.L’Hasbara al servizio del massacro dei gazawiL’Hasbara in questi ultimi due anni è avvenuta anche attraverso la mobilitazione di attori terzi, non collegati direttamente al governo. Milioni di euro sono finiti nelle casse di agenzie di comunicazione, influencer e aziende private come Google e YouTube per realizzare contenuti celebrativi dell’operato israeliano, indicizzarli in cima ai motori di ricerca e screditare realtà come l’Unrwa, come denunciato nel 2024 da Wired Italia. Ora però stanno sorgendo problemi con alcune delle realtà reclutate per l’Hasbara per un motivo molto semplice: il governo israeliano non le avrebbe pagate.La direzione per la diplomazia pubblica nazionale a partire dal 7 ottobre 2023 si è affidata a società private per produrre contenuti a sostegno della propaganda di Israele e reclutare commentatori e influencer utili alla loro diffusione. Questo perché la recente chiusura del ministero dell’Informazione e la scarsità di personale dell’Hasbara davanti a un’operazione con tanta eco mediatica internazionale come l’offensiva sulla Striscia di Gaza richiedevano uno sforzo improvviso che non poteva passare immediatamente dalla tesoreria statale e dunque da un’assunzione diretta. Da qui la firma dei contratti con realtà terze, da saldare poi nei mesi successivi.Milioni di dollari di debitiCome sottolinea l’inchiesta del giornale Calcalist, tra le persone ingaggiate c’è stato il commentatore britannico-israeliano Eylon Levy, che fino a marzo 2024 ha ricoperto il ruolo di portavoce del governo israeliano. Inizialmente ha agito su base volontaria, poi ha siglato un contratto da oltre 13mila dollari per il tramite di una società di produzione incaricata dall’Hasbara, la Intellect Production and Publishing Group.Quei soldi non sono però mai arrivati nelle tasche di Levy perché la direzione per la diplomazia pubblica nazionale di Israele non ha pagato la Intellect Production and Publishing Group, che a sua volta non ha potuto pagare il commentatore. L’azienda peraltro aveva speso parecchi soldi per un’altra azione di propaganda: aveva comprato biglietti aerei per alcune persone in direzione dell’Aia, nei Paesi Bassi, perchè andassero a disturbare le manifestazioni per la Palestina davanti alla Corte internazionale di giustizia. La società ha avanzato una richiesta di risarcimento complessiva di 487mila dollari allo Stato israeliano.Un’altra storia raccontata nell’inchiesta di Calcalist è quella di Nadav Yehud, uno studente ingaggiato per fare propaganda israeliana per quattro mesi dopo il 7 ottobre 2023. Yehud ha denunciato di non aver mai ricevuto gli oltre 12mila dollari che il ministero degli Esteri gli aveva promesso e lo ha portato in tribunale. Il giudice gli ha dato ragione e ha ordinato allo Stato di risolvere il contenzioso pagandogli lo stipendio. Un’altra realtà coinvolta in questa storia è la Speedy Cal, un’azienda che da anni collaborava con l’ufficio del premier israeliano. Dopo il 7 ottobre è stata incaricata dal governo di allestire uno studio televisivo nel complesso di Kyria da cui sono passati anche il premier Netanyahu e l’ormai ex ministro della Difesa, Yoav Gallant. La società ha comprato attrezzature e realizzato numerose interviste a fronte di contratti da oltre 200mila dollari. Come rivela Calcalist, lo Stato israeliano ha pagato solo una piccola parte delle somme promesse. Anche Ilana Stein, responsabile dell'arena internazionale della rete Hasbara, ha denunciato di aver lavorato gratis per cinque mesi e sta valutando di portare la direzione per la diplomazia pubblica nazionale di Israele in tribunale.La versione del governo israelianoSulla questione è intervenuto l'Ufficio del primo ministro. In una nota ha sottolineato che sono stati stipulati “contratti con numerosi fornitori in vari settori e che è stato versato ai fornitori l'intero corrispettivo”. Ha aggiunto che sono state riscontrate irregolarità nel modo in cui il dipartimento dell’informazione ha siglato alcuni contratti e questo ha portato ad aprire un’indagine interna e a bloccare i relativi pagamenti.In effetti a quello dei mancati pagamenti si lega un altro scandalo. La presunta falsificazione delle firme sui contratti da parte di un dipendente dell'ufficio del Primo Ministro, cioè quell’irregolarità evidenziata dal dipartimento dell’Hasbara per non rispettare i contratti. Secondo le persone truffate non si tratta di un errore personale ma di una strategia sistematica del governo. Lo scontro si è ora spostato in tribunale.
Israele non sta pagando gli influencer ingaggiati durante i bombardamenti a Gaza e la vicenda è finita in tribunale
Il governo israeliano ha siglato contratti con numerose società e influencer per portare avanti la sua versione di ciò che stava avvenendo al confine con Gaza. I compensi, però, non sono mai arrivati: parliamo di un debito da milioni di dollari






