BELLUNO - Abitavano in una frazione vicina al centro di Belluno in quella che il pubblico ministero ha definito «fatiscente abitazione coniugale». Lì, davanti alla figlioletta di pochi anni lui maltrattava sistematicamente la sua convivente, arrivando ad abusarne fisicamente. Ora un uomo di origini marocchine di 39 anni deve rispondere davanti al collegio di giudici (Federico Montalto presidente, Silvia Ferrari e Federico Cavalli a latere) di maltrattamenti e violenza sessuale nei confronti della moglie e, per alcuni fatti, anche nei confronti della bambina. Ieri è stato assegnato l’incarico a una perita, Rosa Sansone, di trascrivere alcune intercettazioni ambientali effettuate durante le indagini. Ma il legale della difesa, Martino Fogliato, ha eccepito l’inutilizzabilità. I giudici hanno rigettato l’eccezione.
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Il capo d’imputazione su cui punta la pubblica accusa parla di condotte violente abituali, anche durante la gravidanza, che consistevano in «calci, pugni e ceffoni, talvolta utilizzando oggetti contundenti», in qualche occasione l’uomo avrebbe colpito la testa della donna con il cellulare, altre volte le avrebbe sputato in faccia o le avrebbe tirato i capelli. Tre anni da incubo per la parte offesa, in un periodo compreso dal 2021 al febbraio 2024, durante il quale la insultava con epiteti pesanti, denigrandola nel suo essere donna e madre. La parte offesa (assistita da Liuba D’Agostini) avrebbe raccontato agli inquirenti di aver sopportato minacce quasi quotidianamente. Frasi del tenore: «Ti spacco la bocca, ti rompo una mano, vi sbatto fuori casa», intendendo lei e la figlia piccola. E ancora: «Se provi a far qualcosa contro di me vedi chi sono», «Ti faccio vivere come un cane» e spesso le rivolgeva minacce che interessavano la piccola. Non solo. Le vietava di avere delle chiavi di casa proprie, costringendola così a non poter uscire liberamente dall’abitazione che spesso era invivibile, non solo per le condizioni della stessa, ma anche perché – per risparmiare – lui imponeva di tenere i termosifoni spenti, obbligandole al freddo, tanto che la piccola era spesso a rischio di malattie bronchiali.






