Una pillola al giorno può davvero rallentare l’invecchiamento? È una promessa che suona bene, ma che va maneggiata con prudenza. Un nuovo studio pubblicato su Nature Medicine ha analizzato i dati dello studio COSMOS, in cui quasi mille adulti hanno assunto per due anni un multivitaminico-multiminerale quotidiano oppure un placebo. I ricercatori volevano capire se questo intervento potesse influenzare il ritmo dell’invecchiamento biologico e per farlo non hanno misurato direttamente malattie o mortalità, ma hanno utilizzato i cosiddetti orologi epigenetici, cioè strumenti basati su modificazioni chimiche del DNA che cercano di stimare quanto velocemente stia invecchiando il nostro organismo.
in chi assumeva il multivitaminico: alcuni di questi orologi sembravano rallentare leggermente rispetto al placebo. L’estratto di cacao, invece, non ha mostrato benefici.
Non basta studiare l’orologio biologico
A prima vista può sembrare una buona notizia, ma qui serve fare molta attenzione a due aspetti fondamentali. Il primo è che gli orologi biologici sono endpoint surrogati. Significa che non misurano direttamente ciò che conta davvero per la salute, come vivere più a lungo, ammalarsi meno o ridurre il rischio di infarto, tumore o demenza, ma rappresentano indicatori indiretti che si spera siano collegati a questi esiti. Sono strumenti interessanti per capire i meccanismi dell’invecchiamento, ma non bastano da soli per dire che un trattamento funziona davvero nella vita reale. Ed è proprio questo il punto cruciale. Se guardiamo alle evidenze accumulate finora sui multivitaminici rispetto agli endpoint forti, quindi mortalità, malattie cardiovascolari, tumori o altri esiti clinici importanti, il quadro non è incoraggiante. Nella popolazione generale i multivitaminici non hanno mostrato benefici chiari e solidi.







