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Oltre agli slogan per "resistenza", le chat interne. Inni ai "mujaheddin" e contatti con la lotta armata
"Uniamoci in un unico fronte", "preghiamo per i martiri". Non siamo a Teheran. Non siamo nei bastioni di Hezbollah a Beirut. Siamo in Italia. Nelle piazze pro Pal dove migliaia di attivisti gridano alla libertà, ma dove tra gli organizzatori c'è anche chi inneggia apertamente alla violenza.
Non tutti, certo. Ma sicuramente i principali promotori delle proteste che da anni riempiono le piazze: i Giovani Palestinesi d'Italia, l'organizzazione che convoca cortei e mobilita studenti, collettivi e centri sociali. Un gruppo che nelle piazze parla di diritti e libertà, ma che nelle chat interne arriva a lodare il terrorismo. "Lodiamo l'impegno di Hezbollah", "Benediciamo le azioni eroiche dei combattenti della Resistenza Islamica": sono queste le frasi che si scambiano gli attivisti nelle loro chat che Il Giornale ha potuto consultare facendosi portavoce del Jihad islamico palestinese, delle Brigate Al Aqsa e del Pflp, tutte organizzazioni classificate come terroristiche da Usa e Ue. Non solo slogan o dichiarazioni ideologiche ma anche un canale di aggiornamento sulla guerra in corso, con informazioni tecniche e militari. "I mujaheddin della Resistenza islamica hanno abbattuto un drone israeliano", si legge in uno dei messaggi. E ancora: "Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione islamica iraniano annuncia di aver colpito obiettivi statunitensi in Kuwait, Emirati Arabi Uniti, Bahrain e nello Stretto di Hormuz utilizzando 26 droni d'attacco e cinque missili balistici".






