Èrimasto un dubbio. Un solo dubbio sul missile che sabato 28 febbraio ha colpito una scuola iraniana uccidendo 165 persone. Quasi tutte bambine. Perché se i video circolati ieri hanno mostrato che a scendere in picchiata sull’edificio è stato un Tomahawk, un missile americano, resta da chiarire se quella scuola sia diventata un bersaglio militare per un calcolo sbagliato fatto da un’Intelligenza artificiale. Nessun commento ufficiale. Nessuna conferma. Ma una certezza c’è. I
n Iran è in corso la prima guerra “Ai-first” mai combattuta. Un cambiamento epocale. Avvenuto assai prima di quanto si potesse immaginare. Ora l’IA è ovunque. Dalla pianificazione degli attacchi alla propaganda. Dai droni militari alle immagini di guerra diventate contenuti virali sui social. Bombe e Macarena.
L’IA non indossa l’elmetto ma pianifica, organizza,
Adesso è chiaro. Chi pensava che l’IA si sarebbe presa il ruolo di protagonista delle guerre del futuro sotto forma di robot assassini o droni imprendibili sbagliava. L’IA in guerra non indossa l’elmetto. Ma analizza dati, setaccia immagini satellitari, simula scenari, gestisce la logistica, pianifica gli attacchi. E lo fa a velocità impensabile per un umano. L’IA accorcia i tempi di esecuzione delle operazioni militari. Individua bersagli. Lo fa con la freddezza matematica dell’algoritmo. E con l’ingenuità di chi può scambiare una scuola con un complesso militare.












