Il Governo spinge l’acceleratore sul contrasto alla tratta di esseri umani. E lo fa ampliando anche alla maternità surrogata nel Codice penale il novero dei comportamenti che integrano i reati di tratta e riduzione in schiavitù, potenziando la formazione dei magistrati e rafforzando gli indennizzi per le vittime. Il Consiglio dei ministri ha approvato salvo intese lo schema di decreto legislativo che attua la direttiva europea 2024/1712 sulla prevenzione e la repressione della tratta. A firmarlo, i ministri Tommaso Foti (Affari europei) ed Eugenia Roccella (Famiglia, natalità e pari opportunità).

Maternità surrogata tra le modalità che integrano i reati

In 14 articoli, il testo si premura innanzitutto di modificare l’articolo 600 del Codice penale (riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù), allungando la lista delle modalità di sfruttamento punibili con la reclusione da otto a vent’anni: non solo più solo «la costrizione a prestazioni lavorative o sessuali ovvero all’accattonaggio o comunque al compimento di attività illecite che ne comportino lo sfruttamento ovvero a sottoporsi al prelievo di organi», ma anche la maternità surrogata, l’adozione illegale e il matrimonio forzato. Stessa estensione viene proposta per l’articolo 601 riferito alla tratta, in cui inoltre nel novero delle prestazioni sessuali viene inserita anche «la realizzazione di immagini, video o materiale analogo di natura sessuale».