«Non è così automatico il meccanismo per cui in caso di vittoria del Sì al referendum non ci sarebbero più processi come quelli che ci sono stati per scoprire la verità sul 2 agosto. Però l’intenzione e la direzione sono queste. È chiaro che un maggiore peso, sia diretto sia indiretto, dell’esecutivo sulla magistratura porta inevitabilmente a proteggere i potenti, i ceti privilegiati e quelli dirigenziali rispetto agli altri. Di conseguenza, sarebbe più difficile indagare sui politici o su corpi dello Stato come le Forze armate».
Così, prima di intervenire in un dibattito sul referendum tenutosi ieri sera al CostArena, lo storico Luca Alessandrini ha commentato quanto dichiarato da Paolo Bolognesi sul rapporto tra la vittoria del sì e una difficile ricerca della verità sulle stragi.
«A partire dagli anni Sessanta, cioè dal momento in cui la magistratura ha una formazione nuova, sono stati toccati luoghi che prima erano intoccabili. Ci sono state sentenze straordinarie. Pensiamo alla strage di Piazza Fontana. Chi ha scoperto che la “colpa degli anarchici” era una grande montatura è stato il giudice Stiz, un giudice libero e autonomo rispetto al potere politico», ha aggiunto.
Durante l’evento, il professor Alessandrini ha ritenuto necessario fare una distinzione tra riforma e revisione costituzionale. «Si parla di riforma, ma la nostra Costituzione è irriformabile per legge – ha precisato -. Se consideriamo l’articolo 138, sono previste “revisioni parziali”, ma non riforme». Inoltre, per quanto riguarda l’importanza della condivisione di ogni progetto di revisione costituzionale, la stessa storia della Costituzione italiana affonda le sue radici in un incontro tra visioni politiche diverse. «Era un momento storico eccezionale ed è stato possibile trovare un punto di incontro tra i comunisti, i laici del Partito d’Azione, i cattolici della Democrazia cristiana e altri soggetti», ha ricordato l’ex direttore dell’Istituto Parri Emilia-Romagna.









