ROMA La domanda di Antonio Di Pietro risuona, nella sala stampa di Montecitorio, con la stessa solennità della formula recitata dal prete sull’altare: «Vuoi (tu) che accusa e difesa possano giocarsi le loro carte di fronte a un giudice che non ha niente a che spartire con entrambi?». È questo, secondo il magistrato simbolo di Mani pulite e ora sponsor del sì al referendum sulla giustizia, il quesito da porre ai cittadini, spiegando loro che «oggi l’arbitro - ovvero il giudice - è “fratello” del giocatore», vale a dire il pm. L’occasione per il rientro in campo dell’ex leader dell’Italia dei Valori, è la presentazione del comitato per il sì - ribattezzato “Sì separa” - della Fondazione Einaudi: più di quaranta nomi della società civile, sia di destra che di sinistra, pronti a portare avanti le ragioni del sì alla separazione delle carriere fuori dagli steccati ideologici della politica.
«Abbiamo già raccolto molte adesioni al nostro Comitato, quasi 1500 persone in pochi giorni, e ci stiamo attivando per aprire sedi locali in tutto il Paese», spiega il presidente della Fondazione, Giuseppe Benedetto. Che, in serbo, ha pure un tour in giro per l’Italia che partirà a breve. Il primo appuntamento in agenda è fissato per il 19 dicembre, a Napoli. Ma già si ragiona sulle prossime tappe - in pole Catania e Siracusa - e sulla strategia da adottare: volti noti e big - ad esempio Di Pietro - nelle città più grandi e personalità del territorio che sappiano far presa a livello locale. All’ingresso della sala stampa, la consegna di spillette da indossare e un ricco fascicoletto con le smentite ad alcune «falsità» dette sulla riforma. A partire da quella per cui il ddl sottoporrebbe il Pm all'esecutivo. Una «volgare menzogna», la definisce Gian Domenico Caiazza, presidente del Comitato, spiegando che l’'articolo 104 della Costituzione, che ha garantito a tutti i magistrati la loro autonomia, «non è stato minimamente modificato». L’ex senatore Andrea Cangini punta sul fatto che la riforma «nasca a sinistra 36 anni fa» e sia stata «acclamata come ineludibile anche dai dirigenti del Pd soli 6 anni fa».








