In attesa che Corte di giustizia dell'Unione europea si pronunci sulla validità legale del trattato di libero scambio con il Mercosur – dopo che il voto del Parlamento europeo ha imposto una valutazione delle basi legali su cui si fonda l'accordo con i paesi del Sudamerica – la Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen ha deciso di procedere comunque, in via provvisoria, all'applicazione dello stesso. Ma il dibattito su quanto questo trattato di libero scambio sia positivo o meno, continua.A che punto siamoUn’area di libero scambio di dimensioni mai visteNon è solo una questione di soldiIl cortocircuito dell’uso dei farmaci nell’allevamentoLibera circolazione per pesticidi e sostanze pericoloseQuando il commercio vale più dell’ambienteLa Commissione prova a forzare la manoUn’area di libero scambio di dimensioni mai visteL’apertura del mercato tra l’Unione europea e il blocco commerciale che comprende Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay rappresenta un obiettivo inseguito ormai da 27 anni. Per la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, sarebbe “uno dei principali accordi di questo secolo”. Da un punto di vista commerciale, il trattato creerebbe un mercato di 720 milioni di persone, abbattendo i dazi doganali e offrendo all'Europa un vantaggio strategico.Il Mercado Común del Sur, perfezionato nel 1994, ha come membri principali Argentina, Bolivia, Brasile, Paraguay e Uruguay. A questi, per, si aggiungono i membri associati (Cile, Colombia, Ecuador, Perù, Guyana, Panama e Suriname) che hanno un accesso preferenziale al mercato comune.Per la Commissione europea il trattato rappresenta un passaggio fondamentale per la crescita dell’Unione, ma l’entusiasmo della presidente non è condiviso da tutti i membri Ue. In prima linea a opporsi all’accordo è la Francia, affiancata da Austria, Irlanda, Ungheria e Polonia. Posizioni che, nella maggior parte dei casi, sono dovute alle pressioni esercitate dalle associazioni dei produttori agricoli, che temono di essere penalizzate dall’apertura dell’area di libero scambio.Non è solo una questione di soldiSe il dibattito a livello istituzionale si concentra sulla partita economica, esistono anche perplessità di carattere diverso. Come sostengono numerose organizzazioni attive nel settore dei diritti ambientali e civili, l’accordo influisce su aspetti che hanno a che fare con questioni che vanno oltre il denaro. “Gli accordi di questo tipo hanno impatti di lungo periodo e conseguenze potenzialmente devastanti”, spiega Monica di Sisto, responsabile dell’Osservatorio italiano su Clima e commercio di Fairwatch. “Oltre ai rischi di squilibri e impatti sull’occupazione nel settore agricolo in Europa, su cui oggi si concentrano molto i commenti, ci sono altri aspetti da considerare che riguardano la salute, l’ambiente e il concetto stesso di democrazia”.Il cortocircuito dell’uso dei farmaci nell’allevamentoL’apertura alle importazioni dovrebbe portare, nelle previsioni delle parti, a un aumento dei consumi di carne allevata nell’area economica dell'America Latina. Le regole europee che fissano i parametri per l’uso dei farmaci nel settore dell’allevamento e quelle dei paesi Mercosur, però, sono molto diverse. “In paesi come Brasile e Argentina l’uso di antibiotici e ormoni negli allevamenti intensivi sono la normalità, mentre in Europa sono severamente vietate”, osserva di Sisto. “È un tema che in passato è già stato causa di attriti con gli Stati Uniti e che questo trattato non risolve. Anzi: interviene peggiorando la qualità dei controlli”.Controlli che, già nel 2025, sono tutt’altro che rigorosi. Le statistiche riportate da Fairwatch parlano di controlli che in Europa hanno interessato 82 carichi in entrata ogni milione: lo 0,0082% del totale.Con il trattato, la semplificazione delle procedure negli scambi commerciali prevede una forma di verifica solo “su carta” e una serie di previsioni che renderebbero meno efficaci i pochi controlli previsti. “Anche in caso di problemi molto seri, è previsto che agli allevatori siano concessi 60 giorni di preavviso prima di fare un’ispezione” spiega di Sisto. “È ovvio che individuare eventuali abusi con queste modalità diventa estremamente difficile”.L’ulteriore paradosso è che gli antibiotici e promotori della crescita vietati in Europa, sono spesso prodotti da società farmaceutiche europee, che li vendono all’estero a chi ne fa un uso che nell’Unione è vietato.Libera circolazione per pesticidi e sostanze pericoloseQuello dei farmaci nell’allevamento non è l’unico cortocircuito che gli attivisti contrari all’accordo tra Unione europea e Mercosur segnalano. All’interno dell’accordo, infatti, viene dato il via libera all’esportazione verso i paesi sudamericani di numerose sostanze chimiche e pesticidi che in Europa sono vietati.Il caso dell'erbicida glifosato, da anni al centro di polemiche e di preoccupazioni legate al suo impatto sulla salute, è paradigmatico. “In Europa il suo utilizzo è strettamente regolamentato ed è vietato, per esempio, il suo uso in campo aperto. In paesi come Brasile e Argentina viene spruzzato direttamente dagli aerei”, spiega Monica di Sisto.Il problema, sottolinea inoltre, non è tanto che i consumatori europei si trovino a mangiare prodotti contaminati dall'erbicida, quanto l’impatto che ha sui contadini e sulle persone che abitano nei luoghi in cui viene usato.“Le associazioni per i diritti umani, in quei territori, denunciano da vent’anni un tasso di deformità alla nascita di molto superiore a quello registrato dall’Organizzazione mondiale della sanità nel resto del pianeta. Incentivarne l’uso – continua di Sisto – attraverso un trattato commerciale che spingerà un aumento della produzione è una follia”.Quando il commercio vale più dell’ambienteAltro nodo chiave è il sistema di risoluzione delle controversie previsto dal trattato. Si tratta di un sistema di arbitrato che dovrebbe risolvere eventuali dispute tra le parti.In passato, questo istituto è stato oggetto di feroci critiche, soprattutto per il fatto che in molti trattati era previsto che potessero attivarlo anche aziende private. In sostanza, qualsiasi impresa che operava in un paese straniero, aveva la possibilità di chiedere un risarcimento a un governo quando quest’ultimo avesse approvato una legge che avrebbe provocato un “mancato guadagno” rispetto a quanto avesse previsto al momento dell’investimento.Uno dei casi più clamorosi nell’applicazione di questo tipo di clausola è stato quello di Philip Morris, che ha citato in giudizio il governo australiano per una legge che obbligava la multinazionale del tabacco a togliere il proprio marchio dai pacchetti di sigarette. In Germania, la società elettrica svedese Vattenfall ha invece fatto causa per una legge a tutela dell’ambiente che limitava l’attività di una sua centrale a carbone a Moorburg.In pratica, il sistema di risoluzione delle controversie inserito nei trattati di libero scambio apre a una forma di ricatto estremamente pericolosa: se una legge danneggia in qualche modo il commercio, si rischia di dover pagare risarcimenti miliardari.“Nel trattato con il Mercosur non è prevista la possibilità che aziende private possano accedere al sistema di risoluzione delle controversie”, spiega Monica di Sisto. “Anche se l’iniziativa è lasciata ai governi, però, la logica di una subordinazione della politica agli interessi economici rimane”.Il sistema colpirebbe su entrambi i fronti, per esempio nel caso di norme europee che limitino l’importazione di prodotti con determinate caratteristiche o, sul fronte opposto, una legge a protezione delle foreste (il 60% della foresta pluviale amazzonica è situato entro i confini brasiliani) o standard ambientali più restrittivi.La stessa preoccupazione è stata espressa dalla European federation of food agriculture and tourism trade unions in una lettera inviata lo scorso 19 gennaio ai membri del Parlamento europeo. Nel documento, i rappresentanti dei sindacati europei fanno notare un altro dettaglio: il sistema di risoluzione delle controversie non copre il capitolo che riguarda i diritti dei lavoratori. Insomma: protezioni sì, ma non per tutti.La Commissione prova a forzare la manoIl trattato tra Ue e Mercosur viene considerato come una vera “storia infinita”. Le trattative sono cominciate la bellezza di 27 anni fa. Nella sessione plenaria del Parlamento europeo dello scorso 21 gennaio è stata votata con una strettissima maggioranza (334 voti favorevoli e 324 contrari) il rinvio del testo alla Corte di giustizia dell'Ue. L’organo giudiziario europeo dovrà verificare se il trattato rispetta tutte le normative europee.La pronuncia della Corte potrebbe richiderà tempi abbastanza lunghi. Forse anni. Un rinvio che, per le forze politiche favorevoli all’accordo, comporterebbe la fine del trattato ancor prima della sua entrata in vigore.È per questo motivo che Bruxelles ha deciso di optare per il funzionamento temporaneo (o provvisorio) del trattato, di fatto scavalcando il parere dell'Europarlamento. "Molti esperti, ma anche il governo Macron, considerano questa scelta di anticipare la pronuncia della Corte europea di giustizia e del parlamento come un precedente molto grave rispetto agli altri organi Ue chiamati ad esprimersi”, conclude Monica di Sisto.
L'accordo Ue-Mercosur verso il funzionamento temporaneo ma c'è chi teme danni alla salute dell'ambiente e delle persone
Non è solo una questione di equilibri commerciali. Ecco perché ambientalisti, movimenti sociali e sindacati si oppongono al trattato di libero scambio.






