Lo scudo antimissile della Nato (Alleanza atlantica) mette insieme una rete di sensori, sistemi d'arma, aerei radar Awacs e centri di comando connessi tra loro e che lavorano in coordinamento costante. E che fa affidamento a missioni di pattugliamento nei cieli europei e dispiegamento di mezzi di difesa aerea con lanciatori e missili intercettori pronti a sparare in qualsiasi momento. Uno “scudo” che ha la forma di una missione congiunta tra alleati. Si chiama Iamd, acronimo che sta per Integrated air and missile defence. Uno scudo che nelle esercitazioni viene definito “formidabile” e che è stato appena testato in un teatro operativo reale. Il missile balistico intercettato in Turchia il 4 marzo ha attivato una risposta che è integrata in un sistema del genere. In questo sistema l’Italia ha un ruolo centrale nel Mediterraneo, grazie alle batterie SAMP/T, alla partecipazione alla rete di difesa aerea dell’Alleanza atlantica, e alle missioni di pattugliamento e a quelle di rotazione dei sistemi d'arma.Come funziona la difesa aerea della NatoNegli ultimi anni l’attenzione si è concentrata anche sulla difesa contro sciami di droni, missili da crociera e nuove armi ipersoniche. Le attività della missione Nato che fa da scudo ai membri dell'Alleanza atlantica sono divise in tre ambiti. C'è la cosiddetta air policing, il pattugliamento aereo che dai tempi della Guerra fredda – per l'esattezza dal 1961 – è uno dei pilastri della Nato e che è stato integrato in ambito Iamd. Circa trenta velivoli Nato tra caccia e piattaforme di sorveglianza sono in volo in ogni momento. Tra Gripen svedesi, Eurofighter italiani, Mirage francesi, P-8 poseidon inglesi e F-16 polacchi. È una missione che viene definita “operativa 24 ore su 24, 7 giorni su 7, 365 giorni l’anno, la missione Nato Air Policing è una presenza costante in un contesto di sicurezza in rapido cambiamento”.Sostanzialmente, ci sono sempre aerei in volo in missioni di pattugliamento a rotazione tra i vari comandi e forze aeree. La gestione è affidata alla base di Ramstein in Germania, in comunicazione con tre centri operativi. Torrejón in Spagna, Uedem in Germania, Bodø, in Norvegia. Coprono rispettivamente lo spazio aereo a sud delle Alpi, quello a nord delle Alpi, e quello dell'Artico. Questi 3 centri monitorano 30mila movimenti aerei in Europa, al giorno. Se c'è un avvistamento sospetto, un aereo che non risponde via radio, un'allerta per droni, questi centri decidono che aereo far decollare e da quale base Nato. Sono cinque al momento le macro-missioni di pattugliamento, dal Baltico al Fianco Est della Nato – rafforzata dopo l'annessione russa della Crimea nel 2014 – fino ai Balcani, Islanda e Benelux.Un pilota istruttore di sorveglianza AWACS della NATO ai comandi di un aereo AWACS (Airborne Warning and Control System) della NATO durante il rifornimento in volo nel corso di una missione sopra lo spazio aereo polacco