PORCIA - Per quarant’anni Loriano Bedin, 67 anni, e Mario Ruoso, 87, avevano lavorato fianco a fianco come padre e figlio. Un rapporto lungo una vita professionale, nato negli studi televisivi di TelePordenone e cresciuto nel tempo fino a diventare qualcosa di più di una semplice collaborazione. Poi, negli ultimi due anni, qualcosa si è rotto. Secondo quanto raccontato dall’indagato agli inquirenti, proprio da quella frattura sarebbe nata la spirale di rancore che ha portato al delitto. «Ha dichiarato di aver deciso di colpire la vittima, perché si sentiva esasperato dalla situazione», si legge nell’ordinanza del gip Francesca Vortali che ripercorre quanto detto dall’indagato per l’omicidio Ruoso agli investigatori.

Nella ricostruzione fornita durante le indagini, l’uomo ha indicato un movente preciso: la crisi dell’emittente televisiva e le tensioni legate alla sua gestione. TelePordenone, per lui, non era soltanto un posto di lavoro. Era un pezzo della sua storia personale, un progetto al quale aveva dedicato molti anni e verso il quale sentiva una responsabilità, anche nei confronti dei dipendenti. Non voleva che TelePordenone morisse. «Si era preso a cuore», le sorti dell’emittente, si legge nell’ordinanza «sia per averci passato molti anni sia per la tutela delle persone che vi lavoravano». Poi il punto di svolta, che lo avrebbe fatto scattare, secondo quanto detto da Bedin: «Negli ultimi tempi, quale amministratore della società che gestiva l’emittente, Bedin aveva concordato una cessione di quest’ultima ad una radio locale, ma Ruoso non aveva onorato gli impegni rifiutandosi di pagare la somma dovuta secondo gli accordi sindacali, portando la società alla liquidazione giudiziaria». Un epilogo che, sempre secondo il racconto dell’indagato, avrebbe alimentato frustrazione e rabbia. Agli investigatori ha spiegato di essersi sentito esasperato dalla situazione, convinto che la televisione e il lavoro di tante persone fossero stati compromessi. Da qui, nella sua versione, sarebbe maturata la decisione di colpire Ruoso.