PORCIA (PORDENONE) - Nel declino di Radiotelepordenone Srl c’è la chiave del delitto. È in quel contesto di gravi difficoltà economiche che gli attriti tra l’imprenditore Mario Ruoso e il suo braccio destro Loriano Bedin si acuiscono. Nell’ambiente del mondo televisivo si parla del cavaliere ucciso brutalmente a sprangate sulla porta di casa, a 87 anni, da Bedin, come di un uomo che aveva dato carta bianca per tentare di salvare la storica emittente televisiva del Friuli Occidentale.

Tre mesi dopo la liquidazione giudiziale della società, Ruoso disconosce ogni attività fatta prima del crac: cessioni e nomine. «È tutto falso», aveva detto. E lo aveva ribadito in cinque denunce, un paio anche contro Bedin, presentate il 29 dicembre scorso in questura, in seguito alle quali il curatore della liquidazioni ha presentato un esposto in Procura segnalando la necessità di valutare eventuali distrazioni e ipotesi di falso.

La liquidazione giudiziale è del 12 settembre 2025. Quello che è successo prima e dopo quella data fanno capire quanto Loriano Bedin fosse esasperato, come lui stesso ha dichiarato durante l’interrogatorio. Il 16 settembre 2024 TelePordenone, dopo 44 anni, viene oscurato da Rai Way Spa perché non pagava i canoni mensili. Da mesi giornalisti e tecnici avevano lasciato l’emittente. Il 22 maggio 2025 tre dipendenti che non riescono a incassare 56.605 euro di stipendi arretrati si rivoltono al Tribunale. Sono loro a chiedere il fallimento. La società era già in crisi con Videopordenone Srl, di cui deteneva il 98% del capitale, messa in liquidazione da Ruoso il 18 dicembre 2018 con un deficit di 203mila euro. Le cose non vanno meglio per Radiotelepordenone Srl. La curatela ricostruisce un passivo pesante: 49mila euro di debiti nei confronti dei dipendenti; 924mila reclamati dall’Erario; 119mila da Inps e Inail; 612mila dalle banche e 322mila dai fornitori. Un passivo è stato esaminato nell’udienza dello scorso 23 gennaio.