Leggere richiede più fatica di quello cui siamo abituati. Eppure il romanzo è vivo e ha trovato nuovi spazi proprio sui social, e in particolare su Tiktok
di Mattia Insolia
Ho cominciato a leggere, a leggere seriamente, a sedici anni; in ritardo rispetto a tanti scrittori e scrittrici. E da allora non ho mai smesso. Intendo che da allora finito un libro ne ho sempre, subito cominciato un altro. I giorni più complicati, in cui ho avuto più da fare, ci sono stati e in quelli non ho letto, o, magari, ho letto meno. Però da allora l’ho sempre fatto: i libri si sono sempre succeduti gli uni agli altri e nella lettura mi sono sempre calato del tutto, nella maniera più assoluta, lasciandomi assorbire, inghiottire dalle pagine.
Se leggo, io nel mondo non ci sono, esisto da un’altra parte, in un luogo lontano: ho saltato fermate del tram e della metro perché stavo leggendo, sono arrivato in ritardo a un mucchio di appuntamenti, ho perso chiamate, scordato di dover fare quello o quell’altro.
Per anni leggere è stato andarmene.






