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Ultimo aggiornamento: 9:14

“Da che parte stava Dio…?”. L’annosa questione posta dal padre gesuita Bartolomeo Sorge sulla rivista “Aggiornamenti sociali” in riferimento alla guerra di George W. Bush in Iraq, torna a galla due decenni dopo, mentre il mondo conta le prime 1.400 vittime (200 donne e 200 bambini) della guerra “preventiva” – cioè, illegale – voluta dall’asse Trump-Netanyahu in Iran. Da Baghdad (2003-2011) a Teheran i potenti “hanno tirato in ballo Dio, quasi ad ‘arruolarlo’, ciascuno nelle proprie armate”. E il problema riguarda non tanto l’Islam, spesso sul banco degli imputati (causa fondamentalismi e la ferita del terrorismo), ma il cristianesimo, che in questa parte di mondo è chiamato a fare i conti con le proprie divisioni e contraddizioni: alla mitezza di Leone XIV, che prega affinché “cessi il fragore delle bombe” e si ascolti “la voce dei popoli”, si contrappone il sermone di telepredicatori statunitensi come John Hagee, fondatore di Christians United for Israel, per il quale l’operazione “Epic Fury” è una “favolosa vittoria militare“, “voluta da Dio”, che ci avvicina alla “fine dei tempi”. Ma non solo. Hagee – che vanta un patrimonio di circa 5 milioni di dollari – azzarda anche la profezia su una futura “operazione Epic Fury verso la Russia”.