PORDENONE - L’inchiesta sull’omicidio di Mario Ruoso, l’87enne patròn di Telepordenone e del Garage Venezia, ucciso in casa la mattina di mercoledì 4 marzo, continua a lasciare interrogativi pesanti, nonostante la confessione dell’uomo accusato del delitto, Loriano Bedin. Al centro soprattutto quei lunghi 40 minuti dall’entrata all’uscita del killer. Un intervallo di tempo che resta ancora pieno di zone d’ombra. L’avvocato della difesa, Giorgio Mazzucato del Foro di Padova ha annunciato che chiederà di poter accedere ai locali dell’appartamento luogo del delitto, che è sotto sequestro. Chiederà anche di poter vedere i filmati di videsorveglianza. Ieri il difensore dell’indagato è andato in carcere a trovare il suo assistito: «Non è orientato, non ricordava le date di nascita dei famigliari», ha spiegato.

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Le immagini riprese quella mattina dalle telecamere interne del lavasecco al piano terra della palazzina di sette piani al civico 7 di via del Porto a Porcia mostrano Bedin mentre si dirige verso l’abitazione con in mano una spranga di ferro lunga circa 71 centimetri. L’orario registrato dalla telecamera è quello delle 7.20. L’uomo passa davanti con passo deciso e con l’oggetto ben visibile tra le mani e appare al telefono. Parla con qualcuno? Circa quaranta minuti più tardi, alle 8 come riportano le immagini, il 67enne si vede uscire senza spranga (gettata di sotto dal settimo piano). Che cosa è accaduto in quell’arco di tempo? Se da un lato la confessione dell’indagato ha dato una prima risposta alla dinamica generale del delitto, dall’altro non ha ancora chiarito completamente tutti i passaggi.