Sulla mappatura e l'eliminazione delle barriere architettoniche, Torino è in ritardo di quarant'anni. Ed è in buona compagnia: il capoluogo piemontese fa infatti parte dell'85% dei Comuni italiani che non hanno approvato un piano per l'eliminazione delle barriere architettoniche (Peba) nonostante una legge nazionale del 1986 ne prevedesse la realizzazione. L'assessore comunale al decentramento Francesco Tresso rassicura: «I lavori sono in corso, lo approveremo entro fine anno».
Un ritardo di 40 anni
A lanciare l'allarme è l'Associazione Luca Coscioni, che mette a confronto i capoluoghi di provincia piemontesi. Promossi Alessandria, Asti, Biella e Cuneo, che hanno approvato i piani dal 2020 al 2024. Bocciati gli altri, nonostante l'obbligo di legge. «L'assenza dei Peba non è solo una mancanza amministrativa, ma una lesione di diritti» chiarisce Alessandro Gerardi, consigliere generale dell'associazione.
Cos'è il Peba
Il piano prevede due fasi fondamentali. La prima riguarda il censimento di tutti gli edifici e i luoghi pubblici nel perimetro comunale, per capire se e dove sono presenti barriere. La seconda prevede lo stanziamento dei fondi per programmare gli interventi di rimozione degli ostacoli per le persone con disabilità.







