C'è stata "una profonda innovazione della città", un "forte volano del ricambio", sono stati "sostituiti edifici obsoleti, nessuno trasforma se non ha anche vantaggi economici e poi non capisco perché ci sia questa fobia delle torri".
Ci sono "norme da 20 anni mai impugnate che hanno avuto tutti i pareri degli uffici e dal 2012 sono in atto, i miei funzionari hanno rispettato pedissequamente le norme e la Commissione paesaggio si è mossa nel rispetto del regolamento, ma solo ora si dice che è tutto sbagliato".
Sono passaggi dell'esame in aula a Milano di Giovanni Oggioni, ex direttore dello Sportello unico edilizia del Comune ed ex vicepresidente della Commissione paesaggio, che si è fatto interrogare nel processo ad altri 7 imputati, tra imprenditori e tecnici e funzionari di Palazzo Marino, per abuso edilizio e lottizzazione abusiva sul caso della Torre Milano, grattacielo di 24 piani in via Stresa e uno degli edifici al centro delle maxi indagini sull'urbanistica.
L'architetto Oggioni, che fu arrestato nel marzo 2025 per corruzione e depistaggio in un altro filone sul "sistema di speculazione edilizia", rispondendo alle domane dei suoi legali, Francesco Moramarco e Corrado Limentani, ha affermato due cose prima di tutto: "Non ho mai avuto un ruolo nel procedimento sul titolo edilizio della Torre" e "non ho mai avuto un ruolo nemmeno nella formazione di quella determina del 2018, l'ho firmata solo per presa visione".






