Problemi neurologici, psicosomatici e psichiatrici, negligenza, ritardo scolastico, cattive relazioni con i coetanei, depressione, ansia e autolesionismo: sono alcune delle conseguenze che segnano la vita dei bambini separati dai genitori per decisione delle autorità governative.
Si calcola che nel mondo siano almeno un milione i casi di questo tipo e la vicenda dei bambini del bosco di Palmoli va ad aggiungersi a questo numero. Ad analizzare il modo in cui i bambini vivono la separazione dai genitori è la ricerca delle psicologhe americane Patricia M. Crittenden e Susan Spieker, entrambe del Family Relations Institute di Miami. Pubblicato nella raccolta di saggi "Understanding Child Abuse and Neglect - Research and Implications", l'articolo è il risultato di un'analisi di 242 fra articoli scientific, libri, testimonianze e documenti.
Qualsiasi siano le cause della separazione, per tutti i bambini è un trauma che lascia gli stessi segni "universalmente negativi", scrivono le psicologhe. Un altro elemento verificato è che i bambini più vulnerabili alla separazione dai genitori sono quelli che hanno un'età compresa fra 9 mesi e 9 anni. Se la separazione avviene prima che il bambino abbia 9 mesi, "gli effetti tendono a essere transitori", anche se questo "non impedisce ai bambini di avere preoccupazioni successivamente, quando apprendono di essere stati separati dai genitori naturali". Se, invece, al momento della separazione i bambini hanno fra 3 e 5 anni, di solito soffrono di "una perdita persistente e duratura di sicurezza nelle nuove relazioni" e mostrano di avere "un maggiore bisogno di attenzione, dipendenza, atteggiamenti di sfida, cambiamenti dell'appetito, incubi e problemi del sonno, tristezza". Ma il "dato più preoccupante - rilevano le autrici della ricerca - è che lo sviluppo cerebrale è influenzato dallo stress; ad esempio, lo stress nella prima infanzia è stato associato a una più rapida maturazione della corteccia prefrontale e dell'amigdala durante l'adolescenza, ovvero circa un decennio più tardi".







