ALinguaglossa, ai piedi dell’Etna, la storia è tutta in una linea che sembra semplice e invece contiene mezzo secolo di lavoro. La famiglia Pennisi è passata dalla macelleria di paese a un ristorante stellato Michelin, restando dentro lo stesso orizzonte, perché il centro della storia rimane la bottega, il paese e l’idea di far crescere un mestiere fino a renderlo impresa e ospitalità. Oggi quel cerchio si chiude e si allarga insieme, perché, dentro la macelleria, “La Cucina dei Pennisi” ha conquistato il Bib Gourmand della Guida Michelin, riconoscimento che premia una tavola concreta e accessibile, capace di parlare a un pubblico diverso da quello della stella eppure legata alla medesima radice.

Il capostipite è Saro Pennisi. Da bambino porta al pascolo le pecore, poi fa il macellaio e diventa un riferimento per il paese, con una vita segnata da passaggi duri che lui evoca con pudore, più per spiegare la tempra che per desiderio di essere compatito. Negli anni Ottanta, mentre la macelleria tiene in piedi la famiglia, Saro compra un palazzo di fine Settecento che in paese tutti conoscono. Prima sede del Comune, poi casa di villeggiatura per una famiglia nobiliare catanese, infine edificio abbandonato, con stanze chiuse e affreschi coperti da strati di incuria. Un acquisto che nasce come investimento immobiliare e che, ben presto, diventa un cantiere che assorbe tempo e risorse: quattro anni e mezzo di lavori quotidiani, finanziamenti (in lire) e un progetto che richiede tanta pazienza, perché restaurare significa scegliere dettagli che nessuno noterà al primo sguardo e che però sostengono tutto il resto.