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Angelo Polimeno Bottai racconta il lato più oscuro del rapporto tra i due dittatori
Guardando indietro al gorgo della Seconda guerra mondiale, e alle correnti funeste che l'hanno generato è quasi inevitabile riflettere, e la storiografia lo ha fatto molto, sul binomio Hitler-Mussolini. Mussolini il modello di Hitler, Hitler il burattinaio di Mussolini dopo l'8 settembre 1943... Ma il rapporto tra i due dittatori, alla fine diversissimi tra loro, resta pieno di zone oscure. Mussolini nel corso degli anni diventa sempre meno capace di opporsi al Führer, ma quando inizia questo fenomeno? Ben prima del crollo militare dell'Italia e della nascita della Rsi, dopo il quale il fenomeno diventa di un evidenza lampante. E la dipendenza di Mussolini potrebbe originare da un ben calibrato tradimento tedesco?
È l'ipotesi che analizza Angelo Polimeno Bottai nel volume che ha appena pubblicato per i tipi di Utet: Il traditore. La vera storia dei due dittatori e di un patto costruito sull'inganno (pagg. 352, euro 20). Polimeno Bottai, giornalista a vocazione culturale del Tg1 - nonché nipote del gerarca Giuseppe Bottai che sfiduciò Mussolini il 25 luglio del 1943, votando la mozione Grandi - ricostruisce nel dettaglio la psicologia di Hitler e Mussolini e la spirale di lusinga e inganno che la cancelleria berlinese mise in atto nei confronti di Roma e del leader del fascismo. In questo senso il suo saggio riprende, e supera, le fila di un monumentale lavoro, del 1982, a firma di Erich Kuby e troppo trascurato nel nostro Paese: Il tradimento tedesco. Come il Terzo Reich portò l'Italia alla Rovina (in Italia uscì per i tipi di Rizzoli).






