dal nostro inviato

VERONA - Change starts with sport, il cambiamento inizia con lo sport, recita la scritta che in serata illumina l’Arena di Verona, mentre i volontari danno vita al logo delle Paralimpiadi: gli Agitos, virgole, o gocce, rosse, blu, verdi. Ma dov’è il cambiamento se si Gioca mentre poco distante si combatte, se della tregua olimpica i potenti si sono fatti un baffo, anzi, hanno aperto nuovi conflitti. Dov’è il cambiamento se l’unico atleta iraniano previsto, il due volte paralimpico Aboulfazl Khatibi Mianaei, ha dovuto rinunciare perché non è in grado di viaggiare in sicurezza. E infatti in Arena, dove i controlli sono aumentati, si temono contestazioni quando arrivano le delegazioni in rigido ordine alfabetico, dalla A di Andorra alla U di United States. In tribuna d’onore siedono il Capo dello Stato Sergio Mattarella (applauditissimo, come sempre) e la premier Giorgia Meloni, con loro i presidenti del Senato Ignazio La Russa e della Camera Lorenzo Fontana, i ministri Andrea Abodi, Alessandra Locatelli, Matteo Salvini, Daniela Santanché, i governatori del Veneto Alberto Stefani e della Lombardia Attilio Fontana, il presidente del consiglio regionale veneto Luca Zaia, il numero uno della Fondazione Milano Cortina Giovanni Malagò, il presidente del Comitato internazionale paralimpico Andrew Parsons e quello italiano Marco Giulio De Sanctis. Dei cugini d’Oltralpe che tra quattro anni ospiteranno i Giochi non c’è traccia, deliberatamente assenti, un boicottaggio a causa della decisione di accogliere gli atleti russi e bielorussi non più sotto il segno della neutralità, com’era successo alle Olimpiadi, ma con le rispettive bandiere e i propri inni.