PORDENONE - «Ero esasperato, ho perso la testa... è stata una pazzia». Loriano Bedin, 67 anni, pioniere della televisione digitale che in testa aveva l'intera mappa dei ripetitori, da Castaldia al Friuli Orientale, è in carcere con l'accusa provvisoria di omicidio aggravato dalla premeditazione e dalla minorata difesa, come può essere quella di uomo di 87 anni colpito ripetutamente in testa con un tubo metallico lungo 70 centimetri.

A Mario Ruoso, patron di Tpn e proprietario dello storico Garage Venezia, non ha dato nemmeno il tempo di guardare in faccia chi gli stava togliendo la vita. Gli ha teso un agguato, nascosto sulle scale che portano al settimo piano del condominio Brentella di via Del Porto, dove la vittima viveva in un attico. Bedin ha confessato. Ha permesso agli investigatori della Squadra Mobile di recuperare sia l'arma del delitto che i vestiti sporchi di sangue che ha gettato nel fiume a Prata.

L'avvocato Valter Buttignol, ieri chiamato in Questura alle 9 di mattina, lo aveva consigliato di avvalersi della facoltà di non rispondere. Ma Bedin aveva bisogno di togliersi il macigno che lo ha tormentato tutta la notte e ha confessato. Alle 13.30 è scattato il fermo quale indiziato di delitto. «Dopo una iniziale titubanza, si è come svuotato. È apparso liberato, questa è stata l'impressione. Si è reso conto di aver commesso una cosa abnorme», ha spiegato il procuratore Pietro Montrone nel corso della conferenza stampa convocata ieri per spiegare come, nel giro di nemmeno 24 ore, coordinati dal sostituto procuratore Federica Urban, gli investigatori diretti da Giusy Valenti (era il suo primo giorno come dirigente della Squadra Mobile) sono arrivati a Loriano Bedin.