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6 MARZO 2026

Ultimo aggiornamento: 15:24

I rapporti economici tra Roma e Pechino sono fondamentali per la transizione energetica e industriale verso l’energia pulita dell’Italia ma finora – senza una strategia che li trasformi in un vantaggio competitivo – hanno portato a una “relazione asimmetrica”. L’Italia dipende da tecnologie e componenti cinesi nel settore del solare fotovoltaico, delle batterie e, in misura minore, delle pompe di calore, sia direttamente attraverso le importazioni, sia indirettamente attraverso i partner dell’Ue, le cui catene di approvvigionamento incorporano una quota significativa di made in China. Ma se il deficit commerciale di Roma con Pechino è raddoppiato, passando da circa 2-2,5 miliardi di euro nel 2020-2021 a 4-5 miliardi di euro entro il 2024-2025, questa bilancia commerciale non è principalmente una questione di clean tech. Riguarda altri settori, come plastica, elettronica di consumo e abbigliamento. Non solo: importare tecnologie pulite non equivale a importare combustibili fossili. Da questi elementi parte lo studio del Think tank Ecco, presentato durante un evento alla fiera Key Energy 2026, nel quale si analizzano i legami economici tra Italia e Cina nella transizione, proponendo cinque leve strategiche per rafforzare competitività e autonomia nazionale ed europea. “Confondere la decarbonizzazione con una nuova forma di dipendenza è un errore strategico. La vera priorità non è disimpegnarsi dalla Cina, ma rafforzare la capacità industriale italiana dentro questa interdipendenza” spiega Cecilia Trasi, analista senior di Ecco e co-autrice dello studio. Il lavoro esamina i flussi di investimento e le relazioni commerciali tra Italia e Cina in tre settori (fotovoltaico solare, pompe di calore e batterie), identificando i comparti in cui vi sono ampi margini di manovra.