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6 MARZO 2026

Ultimo aggiornamento: 15:33

La crisi diplomatica tra Ungheria e Ucraina, che peggiora giorno dopo giorno dall’invasione russa, è deflagrata fino a richiedere l’intervento dell’Unione europea. Bruxelles, che si è sempre schierata al fianco di Kiev, spesso in rottura con Budapest, al fine di garantire il necessario sostegno militare ed economico negli anni del conflitto, questa volta ha dovuto redarguire pubblicamente Volodymyr Zelensky, reo di aver minacciato il premier magiaro, Viktor Orbán: il presidente ucraino ha detto che il premier si meriterebbe un avvertimento “a modo loro” dalle forze armate ucraine. Parole che hanno scatenato le proteste di Budapest e l’inevitabile presa di posizione dell’Unione europea che sta incentivando il percorso di adesione ucraino: “In relazione ai commenti fatti dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky – ha dichiarato il portavoce Olof Gill – siamo molto chiari come Commissione europea che questo tipo di linguaggio non è accettabile. Non devono esserci minacce contro gli Stati membri dell’Ue”.

Fin dall’inizio della guerra in Ucraina, l’Ungheria ha rappresentato il principale ostacolo all’imposizione di sanzioni nei confronti della Russia a causa della dipendenza economica ed energetica di Budapest da Mosca. Questo ha generato nel tempo diversi episodi di scontro, come l’ultimo sul danneggiamento dell’oleodotto Druzhba, fondamentale per il flusso di petrolio russo verso l’Ungheria. Orbán ha annunciato, e lo ha poi fatto, che avrebbe bloccato il nuovo pacchetto di sanzioni a Mosca e il prestito da 90 miliardi dell’Ue a Kiev fino a quando gli ucraini non avrebbero riparato i danni fatti.