Milano, 6 mar. (askanews) – Nel 2025 i liberi professionisti hanno guadagnato in media il 19,4% in più delle colleghe, pari a 3.739 euro di differenza tra i fatturati medi: 23.032 per gli uomini in Partita Iva contro i 19.293 delle donne. Il divario è di circa dieci punti percentuali più basso rispetto a quello registrato nel lavoro dipendente nel settore privato, ma rispetto al 2024 è leggermente aumentato (+1,1%). Il gap è strutturale e parte dalla giovane età per andare aumentare nel tempo, fino a raggiungere il picco del 35%, cioè 7.652 euro, nella fascia di età compresa tra i 46 e i 55 anni. A guidare la classifica dei settori con le disparità più marcate c’è il manifatturiero, la parità è sfiorata nell’istruzione, mentre l’unico che vede le libere professioniste guadagnare più dei colleghi uomini è quello dei servizi di alloggio e ristorazione.

Da uno studio della tech company Fiscozen, che ha analizzato i dati di oltre 45mila Partite Iva per monitorare lo stato del divario retributivo nel mondo della libera professione, emerge infatti che la manifattura vede gli uomini incassare mediamente il 125% in più delle donne, 15.494 euro. Seguono il settore del commercio all’ingrosso e al dettaglio, con un divario di 7.374 euro (+36,2%), e i servizi di informazione e comunicazione con 6.828 euro di differenza (+27,4%). Le altre attività ad alto gap, con percentuali tra il 13,7 e il 16,8% sono quelle scientifiche e tecniche, poi le artistiche, sportive, di intrattenimento e divertimento fino a sanità e assistenza sociale, settore in cui la concentrazione di lavoratrici è più alta. L’unico codice ATECO che presenta una sostanziale parità retributiva è quello legato all’istruzione, settore che però registra i fatturati medi più bassi, attorno ai 14.000 euro annui. Quello invece in cui le donne guadagnano più degli uomini, con fatturato medio pari a 32.829 euro, è il mondo dei servizi di alloggio e ristorazione, anche se il gap è irrisorio: solo 1.239 euro in più all’anno, pari al 3,8%.