Per i dipendenti pubblici può essere una svolta. Vera e attesa. Il pagamento del Tfs, la liquidazione, presto potrebbe diventare immediato. Non più attese fino a sette anni dopo il pensionamento. La Consulta, con la sentenza numero 25 depositata ieri, ha lanciato un vero e proprio ultimatum, dando al Parlamento un anno di tempo per avviare una riforma che elimini il meccanismo del pagamento differito e rateizzato del trattamento di fine servizio. Un meccanismo introdotto in via temporanea dal governo Monti, ai tempi della crisi dello spread, per mettere in sicurezza i conti pubblici, ma che poi si è cristallizzato, fino a diventare la regola. La Consulta in passato si era già espressa su questo tema, chiedendo con due diverse sentenze, la numero 159 del 2019 e la numero 130 del 2023, di allineare i tempi di pagamento del Tfs/Tfr dei dipendenti pubblici a quelli del privato, dove i soldi della liquidazione arrivano sul conto dei beneficiari nel giro di pochi giorni.
Il governo, con l’ultima legge di Bilancio, ha lanciato un primo segnale, prevedendo a partire dall’anno prossimo una riduzione di 3 mesi dei tempi di attesa: la prima rata dovrà essere versata entro 9 mesi dalla cessazione del servizio, anziché entro 12. Troppo poco secondo la Consulta, che ha dato tempo al Parlamento fino al 14 gennaio del prossimo anno – giorno in cui è stata già fissata un’udienza per stabilire una volta per tutte se sussistono gli estremi per dichiarare la norma incostituzionale – affinché individui una soluzione che cancelli, anche gradualmente, il meccanismo instaurato ormai quindici anni fa. Chiaro che l'impatto sulle finanze pubbliche sarà notevole.







