Il meccanismo che dilata i tempi di riconoscimento del trattamento di fine servizio ai dipendenti pubblici va cancellato. Ma non subito. Il suo superamento può essere graduale, perché uno stop immediato “si tradurrebbe quantomeno in un temporaneo, ma assai significativo impatto sulle finanze pubbliche”. La via d’uscita deve però essere fissata per legge entro il 14 gennaio prossimo.

L’ordinanza della Consulta

Lo spiega la Corte costituzionale nell’ordinanza 25/2026, che torna a chiedere a Governo e Parlamento di mettere in archivio le regole nate nel 2010, negli anni della crisi del debito pubblico, che impongono ai dipendenti pubblici attese pluriennali prima di ottenere la liquidazione. In questa occasione, però, i giudici delle leggi non si limitano a un monito, che del resto avevano già lanciato in passato senza ottenere risposte soddisfacenti dal legislatore. Per questa ragione, fissano un termine preciso: in caso di ulteriore inerzia, e quindi senza una “reductio ad legitimitatem” delle regole sul Tfr dei dipendenti pubblici, nella prossima udienza del 14 gennaio 2027 la Corte boccerebbe la norma: e nel bilancio pubblico si aprirebbe un buco che i calcoli dell’Inps fanno arrivare a 15,6 miliardi.