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5 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 17:56
La Corte costituzionale dà un anno di tempo al governo per risolvere l’annosa questione del riconoscimento del trattamento di fine servizio che spetta ai dipendenti pubblici giunti a pensionamento. Ancora oggi l’equivalente del Tfr per i dipendenti privati viene versato agli statali con ritardi fino a 7 anni e rateizzato. Una pratica che diversi Tar hanno ritenuto sospetta di incostituzionalità, rimettendo appunto la questione alla Consulta che aveva già affrontato la materia con le sentenze n. 159 del 2019 e n. 130 del 2023. La Corte aveva evitato di dichiarare l’incostituzionalità solo per non creare un buco normativo, chiedendo però al legislatore di intervenire. Ora si trova ad esaminare di nuovo il tema.
Nell’ordinanza numero 25, depositata oggi, la Consulta sottolinea come non sia ancora stato avviato “in modo sostanziale” un processo graduale che abbia come obiettivo l’eliminazione dei termini per il riconoscimento di tali trattamenti di fine servizio. Nonostante gli avvertimenti contenuti in due sentenze precedenti, la numero 159 del 2019 e numero 130 del 2023. Le riforme adottate non sono risolutive. Da un lato è stata ampliata la platea degli aventi diritto che, per la loro condizione di fragilità, possono percepire l’intero trattamento entro tre mesi dalla cessazione del servizio, senza dilazioni e, dall’altro, è stato ridotto una tantum di tre mesi, a partire dal 1 gennaio 2027, il termine per la liquidazione del T.F.S.







