PORDENONE - Quest’anno la Sagra del Sacro Cuore a Pordenone non si farà. Se si farà, sarà perché a organizzarla sarà la parrocchia. Getta la spugna l’associazione Insieme Per, l’organizzazione di volontariato da anni conosciuta per essere l’anima dell’evento che rappresenta uno dei punti di riferimento e di socialità del quartiere durante l’anno. Una scelta da considerarsi più come una presa di posizione piuttosto che un percorso obbligato dettato da stringenti necessità. Un atto il cui messaggio vuole essere ben chiaro: manifestare il proprio dissenso verso quella parte della riforma del Terzo Settore che sta rendendo sempre più complesso il lavoro di chi decide di impiegare il proprio tempo nel mondo del volontariato e di mettersi a disposizione della comunità. Regole e dettami che, secondo quanto già denunciato ad alta voce dal mondo delle Pro Loco, rischiano di demotivare e mettere in difficoltà sempre più realtà del territorio. Nell’occhio del ciclone, in particolare, le disposizioni in materia fiscale.

«Il nostro consiglio direttivo, che si identifica con il comitato sagra — spiega il presidente di Insieme Per Angelo Gnan — è giunto a tale decisione, pur con certo rammarico, per vari motivi e in primis il dover prendere atto che un evento come la sagra, gestito da volontari e a favore della comunità, viene considerato di carattere commerciale e come tale fiscalmente trattato con il versamento dell’Iva sugli incassi e il pagamento dell’Ires sui ricavi, senza tenere conto di come vengono destinati eventuali utili conseguiti con tale evento. Nel nostro caso come organizzazione di volontariato, l’eventuale margine conseguito al termine della sagra è stato in parte donato alla parrocchia Sacro Cuore per le sue necessità e in parte trattenuto per le attività ricreative destinate ad anziani e persone sole». In base a quanto previsto dalla nuova legge del Terzo settore, esistono dei criteri per stabilire se un’attività di interesse generale sia commerciale o meno ai fini Ires. Tali criteri prevedono che le attività sono da considerarsi non commerciali se i ricavi non superano i costi effettivi o, se ciò avviene, quando i ricavi non superano i costi effettivi di oltre il 6% per un massimo di tre periodi d’imposta consecutivi.