Dubai. La capitale dell’eccesso si è chiusa a chiave. Qui tutto ha un prezzo, ma da oggi ce l’ha anche la pelle. Si va dai 15mila ai 25mila euro a persona. Non per una suite all’ultimo piano di qualche sfavillante grattacielo con vista sul deserto, ma per lasciarsi le bombe alle spalle e sperare di rivedere casa. I cieli degli Emirati Arabi Uniti sono diventati una trappola d’acciaio. Voli cancellati, scali paralizzati, radar impazziti. E così pure la guerra è diventata un business al dettaglio. In questo vuoto d’aria e di certezze, per italiani e stranieri rimasti bloccati, si muovono infatti le ombre dei “contractor” o sedicenti tali. Sono (presunte) società di security e intelligence, spesso con uno schermo americano. Vendono un biglietto per l’uscita di sicurezza nel mezzo del caos. Ma nel loro gergo spietato non si chiama “trasferimento” o “viaggio di ritorno”. Si chiama “esfiltrazione”. Paghi il passaggio, paghi la logistica armata, paghi l’illusione di battere sul tempo l’apocalisse. Paghi e preghi.
Con i cieli sigillati, la mappa della disperazione punta a Est: la direttrice terrestre verso l’Oman. Sembra la via d’uscita perfetta. La logica è drammatica ma semplice: il valico tra Emirati Arabi e Oman risulta formalmente aperto. Questo miraggio spinge chi può permetterselo a pagare cifre folli pur di fuggire via terra, in auto, in moto, sui cammelli finanche, attraverso il deserto. Ma in un conflitto così imprevedibile le certezze evaporano all’alba. Le regole d’ingaggio sono saltate. Da 72 ore, la geostrategia dell’area si è ribaltata. L’Oman non è più l’oasi neutrale. Ha iniziato a ricevere “strike” missilistici dagli ayatollah. Da ex piattaforma di mediazione e hub diplomatico, è diventato a tutti gli effetti un nuovo bersaglio di Teheran. La rotta pagata a peso d’oro spesso si rivela un corridoio dritto verso il fronte. E se anche non è così, chi può mettere in dubbio la parola di un contractor? Non c’è certo il Codacons a cui rivolgersi perché truffati. Chi la guerra la conosce davvero, tira il freno a mano di fronte a ipotesi salvifiche del genere. Alex è un operatore con una lunga e cruda esperienza nei teatri di guerra. Con “Libero” fotografa la situazione tagliando via ogni illusione. Non ci sono eroismi da compiere in mezzo alle dune, ma solo un bagno di realtà: si tratta a tutti gli effetti di «operazioni e situazioni pericolose e incerte» che «non bisogna raccomandare» in alcun modo.












