“Volevo essere il Pelé svizzero, ma sono diventato Aristoteles”. In una lunga accorata intervista al Corriere della Sera è riemerso dal cinema degli anni ottanta l’attore Urs Althaus. Colui che nel celebre L’allenatore nel pallone (1984) interpretò il fuoriclasse brasiliano della Longobarda malato di saudade. Oggi ha 70 anni, vive sul Lago di Lucerna, figlio di un nigeriano migrato in Svizzera (che non ha mai conosciuto), ex attore e modello, oggi purtroppo è gravemente malato. “Da bambino sognavo di diventare il Pelè della Svizzera. A 17 anni giocavo nelle giovanili dal Basilea, l’anno dopo nel Zurigo, nella massima serie. Ma mi lussai una spalla, mi operai invano tre volte e il mio sogno di diventare calciatore finì lì”, ricorda l’oramai canuto Urs che mentre giocava nelle giovanili del Basilea andò a vedere sugli spalti la prima squadra e venne applaudito e scambiato dall’intero stadio perché pensavano fosse Teofilo Cubillas, il Pelè del Perù, appena ingaggiato dal Basilea. Pelè che Urs ha conosciuto quando aveva 12 anni. Amichevole Zurigo contro il Santos e il piccolo “Ari” sgattaiola negli spogliatoi: “Pensavano fossi un bambino brasiliano. Pelè mi regalò una carezza e un autografo. Anni dopo lo ritrovai sull’ascensore dell’hotel di New York dove alloggiavamo e gli ricordai quella carezza. Aveva un fascino unico”.
"Sono diventato prigioniero della cocaina e del crack, sono stato un’anima persa allo sbando. A Central Park pensai a mamma e cominciai a piangere". Le rivelazioni di Aristoteles de "L’allenatore nel pallone"
Urs Althaus, l'attore che interpretò Aristoteles ne L'allenatore nel pallone, racconta la sua lotta contro la dipendenza






